ARTURO CARLO QUINTAVALLE

vi parlerà di …

MEDIOEVO COME RACCONTO: CITTÀ CATTEDRALI STRADE

La città e la Cattedrale, 15 settembre 2020

Benedictus Antelami Dictus, 17 settembre 2020

Medioevo: Viaggio, mercato, pellegrinaggio, 24 settembre 2020

ARENA SHAKESPEARE

La città e la Cattedrale
Parma tra fine XI e primi decenni del XII secolo. Mura, monasteri, canali, la basilica paleocristiana, la cattedrale romanica. Il dibattito sulle strutture: Il Duomo di Pisa e altre storie parallele e diverse: cattedrale di Modena, cattedrale di Cremona, cattedrale di Piacenza. I danni del terremoto del 1117 e le nuove indagini archeologiche. Il Maestro dei Mesi e la cattedrale di Parma: arredo interno e recinzione presbiteriale, la grande officina degli scultori (Pulpito Sant’Ambrogio, Duomo di Carrara, etc).

Benedictus Antelami Dictus
Il Battistero come segno della città: i modelli di Pisa, di Firenze, di Cremona.  La formazione di Benedetto e i magistri Antelami a Genova. Il pulpito di Benedictus inserito nella recinzione presbiteriale del Maestro dei Mesi. Gli scultori campionesi a Modena, il pontile, la porta Regia, il pulpito, e le novità antelamiche: Provenza per Modena, Ile de France per Benedictus. Il Battistero di Parma è prima di tutto un progetto architettonico modificato nel tempo che accompagna la storia politica della città fra papato e Impero: nuove scoperte chiariscono i tempi e caratteri della sostanziale trasformazione del progetto antelamico. Il Battistero, col suo imponente complesso di sculture, un unicum al settentrione e comprabile soltanto con i monumenti dell’Ile de France, da Saint Denis a Chartres a la prima Notre Dame a Parigi, propone una grande rivoluzione iconografica che si spiega soltanto con la necessità di ribattere la eresia catara che nega il valore delle opere di misericordia per la salvezza delle anime, rifiuta tutti i sacramenti, rifiuta la croce in quanto strumento del martirio di Cristo. Sarà importante sottolineare la vicenda dei due cantieri antelamici paralleli del Battistero e di Borgo San Donnino. La lingua campionese e quella antelamica con le loro rinnovate immagini sono diffuse un poco ovunque al settentrione italiano.

Medioevo: Viaggio, mercato, pellegrinaggio
Le strade medievali sono strade di terra tanto quanto quelle romane erano strade di pietra. Ma non per questo quelle vie, quelle strade sono state meno trafficate, meno percorse, meno vissute. E poi nel medioevo e sopra tutto nel secolo XI e nel XII le vie dell’acqua diventano importanti, sia di mare che di fiume. La nostra, a Parma, nella pianura padana è storia di viaggi per terra e sui fiumi dove si spostano le merci e dove, su canali, sulle rive, vi sono le ruote dei mulini che vogliono dire cibo ma anche lavorazione industriale. Ogni città, al settentrione, è come Venezia, o come Padova, o come Verona, o come Cremona, o come Mantova, e così Parma. Sulle strade sono merci che si trasportano ma anche reliquie e sono quelle che spostano il senso del pellegrinaggio, e quel viaggio è vicenda europea. Così nel codex Calixtinus c’è la storia del pellegrinaggio a Compostela anche se manca una “guida” analoga del pellegrinaggio a Roma e alle sue imponenti reliquie antiche e paleocristiane, dal Colosseo alle basiliche con le tombe di Pietro e Paolo fino alla Veronica e alle immagini della Madonna non dipinte da mano umana. Il passaggio del monte Appennino e le strade in epoca longobarda: nel piacentino, nel parmense, nel reggiano, nel modenese, da Bobbio al passo di Monte Bardone (la Cisa) a Frassinoro a San Pellegrino in Alpe.  Da questo sistema generale del racconto, dove ogni tappa è nel segno delle vite dei santi ma anche della chanson de geste, veniamo a una microstoria, quella del viaggio nella diocesi di Parma: perduto il racconto delle vie longobarde salvo qualche misero frammento, leggiamo nelle sculture lo strato della officina della cattedrale agli inizi del XII secolo e quello antelamico col suo rivoluzionario racconto da Fornovo a Bardone da Talignano a Berceto fino ad Aulla.

Arturo Carlo Quintavalle, storico dell’arte italiano di fama internazionale, è stato professore ordinario di Storia dell’arte presso l’Università di Parma, ha insegnato negli USA alla University of Chicago, è stato Socio corrispondente della Accademia dei Lincei e ha fondato e presieduto per 14 anni la Associazione Italiana Storici dell’Arte Medievale. Quintavalle è ideatore dello CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione, struttura che oggi raccoglie oltre 12 milioni di pezzi, tra dipinti, sculture, lastre fotografiche, foto su carta, disegni, progetti e documenti tutti donati dalle raccolte pubbliche, ricavata all’interno dell’Abbazia di Valserena conosciuta anche come Certosa di Paradigna.

Arturo Carlo Quintavalle ha rappresentato per il mondo dell’arte un punto di riferimento fondamentale: i suoi studi e le sue ricerche vanno dai fondamenti dell’arte medievale al Novecento dimostrando grande interesse per le numerose forme artistiche dell’età contemporanea e soprattutto per la fotografia e il design. Fin dagli anni Settanta Quintavalle ha rotto gli steccati attraverso un atteggiamento eclettico, senza mai venire meno al rigore della cultura filologica e materiale che sottende da sempre all’opera. Significativi i suoi contributi su Wiligelmo e il Battistero di Parma che si affiancano ad una ricca produzione di opere che spazia dalla storia dell’Arte Italiana contemporanea al Correggio, dalla fotografia al design. Ha studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove è stato allievo di Carlo Ludovico Ragghianti. Dall’inizio degli anni 70’ ha curato la rubrica d’arte per la rivista Panorama e avviato una trentennale collaborazione con Il Corriere della Sera.