25 E 26 LUGLIO 2019 ore 21.15

ARENA SHAKESPEARE

COSCOLETTO O IL LAZZARONE

di Jacques Offenbach

libretto di Charles Nuitter e Etienne Tréfeu
versione ritmica italiana di Sandro Cappelletto dalla traduzione del libretto di Mario Desiati

a cura di e con Arturo Cirillo

direttore Sesto Quatrini

Filarmonica Arturo Toscanini

Coscoletto Kim-Lillian Strebel
Delfina Mariasole Mainini*
Mariana Marta Pluda*
Arsenico Nile Senatore*
Policarpo Alfonso Zambuto*
Frangipani Patrizio La Placa

*Giovani cantanti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”
Ensemble Corale La Toscanini/Festival della Valle d’Itria

Edizione dei materiali musicali a cura di Sergio Prodigo

produzione Festival della Valle d’Itria, La Toscanini, Fondazione Teatro Due

Eseguito per la prima volta a Bad Ems nel 1865, Coscoletto è un’operetta di Jacques Offenbach (Colonia 1819 – Parigi 1880) di ambientazione schiettamente napoletana con vicende sentimentali tra l’ingenuo e il malizioso, condotte con lo sguardo divertito dell’autore che ha ben presenti le atmosfere descritte nei grand tour e che per l’occasione sostituisce i suoi celebri can-can con il ritmo di tarantella.

Mai rappresentata in Italia e presentata con una nuova edizione ritmica firmata da Sandro Cappelletto e Mario Desiati, l’operetta si snoda fra scambi di persona, innamoramenti, farmacisti avvelenatori, pastai e l’eruzione del Vesuvio.

In un quartiere della città partenopea Coscoletto e Policarpo, amici e innamorati di due avvenenti ragazze che vivono l’una dirimpetto all’altra, si aiutano per corteggiare le loro spasimanti. Le due ragazze, Delfina e Mariana, si aiutano anch’esse a vicenda per nutrire il loro amore; se non fosse che una delle due, Mariana, è gia sposata con il vecchio e gelosissimo Frangipani, di mestiere maccheronaio di gran fama. A complicare le cose arriva il cinico Arsenico, farmacista che si fa vanto di possedere un talento assoluto per i veleni e anch’egli innamorato di Mariana. Così tra scambi di persona, gelosie, avvelenamenti veri e presunti e (soprattutto) chiacchiere di paese, la vicenda si snoda in poche ore di fuoco, continuamente commentata da un narratore tutt’altro che neutro. Il finale, secondo la cifra stilistica di Offenbach, è esplosivo e divertentissimo.