DRAKULA

da Bram Stoker

Matevž Biber, Mia Biondić, Dado Ćosić, Jurij Drevenšek, Davide Gagliardini, Edvin Liverić, Gianmarco Pellecchia, Nika Rozman, Lucija Šerbedžija

scene Marko Japelj
costumi Doris Kristić
coreografie Anikó Kiss
luci András Urbán, Tomaž Bezjak
musiche Irena Popović
trucco Mirjana Djordjević
assistente ai costumi Marta Žegura

drammaturgia Kata Gyarmanti

regia András Urbán

produzione Fondazione Teatro Due – Parma,
SNG – Slovensko Narodno Gledališče – Maribor,
ZKM – Zagrebačko Kazalište Mladih – Zagabria

Spazio GrandeTFP

27 e 28 novembre 2015, ore 21.00

Il romanzo Dracula (1897) è, oltre che il risultato delle ricerche sulla mitologia romena da parte di Bram Stoker, un libro cult del genere gotico e d’orrore, nonché uno dei simboli della letteratura vittoriana. E proprio la figura del vampiro, con la sua sete di sangue, l’elettrizzante e diabolica bellezza, l’allettante attrazione erotica è entrata nell’immaginario collettivo con straordinario successo fino ai nostri giorni.

Ma che cos’è Dracula? È l’incontro tra il mondo conscio e l’inconscio, tra la luce e il buio, tra ciò che è reale e ciò che non può esserlo. La seduzione dell’eterna giovinezza e della vita dopo la morte si sposa in macabro matrimonio con il sangue e il buio, con la possibilità della resurrezione nella forma della creatura notturna. Eros e Thanatos dunque, amore e morte, suggestione erotica e terrore.

Lo spettacolo esplora i grandi temi di questo romanzo/mito. Le manifestazioni paranormali cui esso attinge si trasformano in scena in un adattamento non narrativo e sicuramente non cronologico, e dànno vita a una performance che investiga le relazioni tra l’umano e l’immortale, in cui la lotta impari tra il mondo diurno e le forze del buio è il pretesto per guardarsi dentro e affrontare le proprie paure. Ma non solo: il processo estetico e poetico entro il quale questo lavoro si sviluppa prevede la perlustrazione di temi come il contagio, la sensibilità alla luce, la visione distorta, l’amore e l’immortalità. La messa in scena, agita dagli attori provenienti dai tre teatri co-produttori, non utilizza il dialogo drammatico, ma si muove attraverso suoni e immagini, linguaggio scenico e ambiente emotivo, in una performance totale.

In questo rapporto tra l’essere umano e Dracula, ci siamo concentrati sulla prospettiva della vittima, dove la vittima è, ovviamente, l’umano. Dracula incarna la minaccia imminente per l’esistenza umana. E il nostro Drakula non è una fuga nella metafisica, ma piuttosto un salto nel disumano. In condizioni disumane, qualsiasi anelito vitale diventa solo un mezzo per sfuggire alla disumanità. Sia Dracula che l’uomo rappresentano entrambi, quindi, un percorso verso l’auto-distruzione, perché indipendentemente dalla direzione di partenza, stiamo tutti per scontrarci. Chi ci sta succhiando il sangue? Cosa opprime la vita umana?

András Urbán

Quando appare Dracula, si può essere certi che la battaglia della vita e della morte è già iniziata. Eppure, Dracula è appassionato di oscurità e sfumature. Rifugge il sole e la luce, due elementi essenziali per la nostra esistenza. La parte più importante del lavoro è coincisa con l’affrontare alcune domande che la storia di Dracula ci ha suscitato e che ci sembrano cruciali rispetto al contemporaneo. Se non altro, Dracula si è rivelato un coltello, uno strumento per andare più a fondo dentro di noi. Forse il vampirismo oggi consiste nel succhiare il nostro stesso sangue, perché siamo diventati allo stesso tempo prede e predatori, ed è evidente a tutti i livelli della nostra società, non solo nel campo delle relazioni interpersonali. E se ti viene succhiato il sangue, goccia dopo goccia, diventi sempre più debole, finché esausto e impotente, sei destinato a morire o a trasformarti in un vampiro.

Kata Gyarmati

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