ENSEMBLE STABILE TEATRO DUE

IN TEATRO NON SI MUORE

da un’idea di Gigi Dall’Aglio

 

produzione Fondazione Teatro Due

TEATRO DUE
ottobre

Ci sono momenti in cui, per varie emergenze, ciò che veniva dato per scontato nell’organizzazione pianificata dell’esistenza e della cultura, può improvvisamente sottrarsi all’uso, al piacere ed ai bisogni della collettività. L’eccezionalità del fenomeno costringe ogni organizzazione ed ogni istituzione ad una riflessione sul proprio ruolo e sulle proprie funzioni. Per esempio chi fa Teatro, abituato ad una costante elaborazione quotidiana dei vari saperi di cui si compone il suo operato, mal digerisce l’urgenza della crisi risolta spesso con manifestazioni frettolose e precarie. La ricerca del proprio ruolo, in questi casi, può addirittura far venire l’idea di sostituirsi alle istituzioni quando vengono meno al compito di alimentare quel necessario sottobosco di culture su cui i teatri possano impiantare la varietà arborea dei loro progetti. Il Teatro può arrivare a pensare, come credeva Aristofane, di doversi adoprare per segnare le tappe dell’avventura sociale, per recuperarne i silenzi, colmare i vuoti e salutare chi scompare.
Dibattiamo a lungo fra noi, in Teatro, sulle nuove possibilità che emergono (compresa la chiusura) qualora venissero a mancare due presupposti assolutamente necessari: l’altra metà del Teatro e l’economia, cioè il Pubblico e la Politica.
Durante queste discussioni, mi capita di ricordare una mia traccia, scritta per una sceneggiatura cinematografica, dove avevo già cercato di affrontare questi temi attraverso il racconto della crisi e della possibilità di sopravvivenza, del cambiamento e della ricerca di un nuovo ruolo, da parte di una piccola compagnia “familiare” osservata attraverso il modo leggero, svaporato e ironico di una vecchia “commedia all’italiana”, quando quel genere si sapeva esprimere con particolare efficacia.
Quella sceneggiatura, destinata al cinema o alla lettura, viene accolta dall’Ensemble del Teatro come una sorta di canovaccio libero e scombinato su cui applicarsi, con divertimento, per riflettere sui principi fondanti del Teatro, rivisti in una nuova piega bizzarra e a tratti sconcertante. Il Teatro come Rito, inciampa proprio in quell’Incertezza che ne qualifica la Laicità fondante delle origini. E noi quelle origini lontane le andiamo a ritrovare, nei risvolti affettuosamente comici, nel vissuto di quella piccola compagine di attori nel loro modesto teatrino famigliare al numero cinque di una tortuosa stradina in salita nel cuore di una onnivora città. La missione di dover contenere quel cuore, all’interno del loro modestissimo cerchio di legno (O), o all’interno dello zero della loro esistenza (sempre O: sintetica definizione scespiriana di Teatro) è affrontata da quegli attori preoccupati della loro sopravvivenza, con una intuizione che, questa volta, consente loro di trovare la quadratura del cerchio in una stretta collaborazione con…?

Gigi Dall’Aglio