NATACHA BELOVA / TITA IACOBELLI

TCHAÏKA

liberamente ispirato a Il Gabbiano di Anton Cechov

con Tita Iacobelli

regia Natacha Belova, Tita Iacobelli

scenografia Natacha Belova
luci Gabriela González, Christian Halkin
musica Simón González dalla canzone La pobre gaviota di Rafael Hernández
in consolle Franco Peñaloza

produzione Ifo Asbl
con il sostegno di Financiamiento del Fondo Nacional para la Cultura y las Artes, Chili, la Fédération Wallonie Bruxelles-arts de la scène-service interdisciplinaire
in coproduzione con Mars-Mons arts de la scène, Théâtre Des Martyrs à Bruxelles, Atelier Jean Vilar à Louvain-La-Neuve.

TEATRO DUE
5 dicembre, ore 21:00
6 dicembre, ore 16:00

Nel camerino di un teatro una vecchia attrice sul viale del tramonto si chiede cosa faccia lì. Una giovane donna le si avvicina e le ricorda la ragione della sua presenza: interpretare il ruolo di Arkadina ne Il Gabbiano di Anton Cechov. Sarà il suo ultimo ruolo. La sua memoria se ne va ma anche se non sa più chi è, e neanche il suo ruolo, ha intenzione di garantire la riuscita della rappresentazione. A questo punto, finzione e realtà si intrecciano. Lei cerca di seguire la trama della pièce nella quale si susseguono i dialoghi con suo figlio e i continui abbandoni del suo amante Trigorin, che la rituffano nel passato della giovane attrice che era quando interpretava il ruolo di Nina, il suo preferito. Ed è così che Tchaïka lotta, creandosi un nuovo teatro, un nuovo spazio di vita. Come ne Il Gabbiano, Tchaïka erra fra passato e futuro, fra disillusioni e speranze, e prosegue per la sua strada. Messo in scena in forma di sogno, questo spettacolo per un’attrice un burattino è il primo della compagnia belgo-cilena Belova-Iacobelli. Nel 2018 in Cile lo spettacolo è stato premiato come Miglioro Spettacolo, per la Migliore Attrice (Círculo de Críticos de Arte de Chile) e ha ricevuto il Premio del Pubblico come Migliore messa in scena dell’anno (premio Clap). Tchaïka affronta la violenza della vecchiaia, la perdita della memoria, la solitudine del ritirarsi dalle scene della vita e, d’altro canto, la ricchezza che può offrire la soggettività umana, attraverso la poesia e l’immaginazione di un’attrice. Liberamente ispirato al Il Gabbiano di Cechov lo spettacolo vive grazie alla tensione permanente fra la grande opera del teatro classico, il teatro di marionette e il movimento coreografico.

Ci siamo prese la libertà di trattare il testo di Cechov attraverso la memoria deteriorata di un personaggio che dà il suo addio alle scene proprio con questo spettacolo, al quale dà vita navigando fra la finzione del testo e la sua realtà. Tchaïka fa il tentativo eroico e decadente di continuare a far volare il suo gabbiano fino alla fine.

In russo la parola Tchaïka (Gabbiano) contiene il verbo Tchaïat’, sperare vagamente. Il gabbiano è l’illusione, la delusione, lo slancio, la disillusione, è l’essere rivolti verso il futuro e aspettare l’irreale, o il guardare verso il passato e aspettare che questo passato scopra la speranza di una riconciliazione possibile.