Diciotto mila giorni corrispondono a cinquant’anni. Il pitone è un animale che prima se ne sta buono e ti prende le misure e poi, quando ha raggiunto la tua stessa lunghezza o la tua stessa forza, ti fa fuori.
18 MILA GIORNI – IL PITONE parte da qui: dal tempo e da una metafora.
Protagonista un uomo di cinquant’anni che perde il lavoro. Un giorno arriva in ufficio uno più giovane di lui, si sistema nella piccola scrivania accanto alla sua, e poi si prende la sua, di scrivania. Col lavoro l’uomo perde anche tutta la sua vita. Se ne sta asserragliato in un appartamento che è diventato una sorta di discarica di cose, ricordi e sentimenti, solo, senza la moglie e il figlio che lo hanno abbandonato.
Riflessioni personali e epocali si intrecciano in scena, a sottolineare come in soli 18 mila giorni, cinquant’anni appunto, siano radicalmente mutate le prospettive sociali degli italiani: da un’epoca in cui il lavoro era un diritto e elemento fondante della Repubblica Italiana, al trionfo dell’odierno precariato, divenuto subdola forma di ricatto sociale.

Sul palco una coppia inedita: Giuseppe Battiston, pluripremiato attore di cinema e teatro (Premio Ubu per Orson Welles' Roast; tre volte David di Donatello per Pane e tulipani, Non pensarci, La Passione) e Gianmaria Testa, cantautore, compositore e interprete delle canzoni che fanno da contrappunto musicale al testo. Quest’ultimo è del giovane e apprezzato autore torinese Andrea Bajani (vincitore dei premi Mondello, Recanati e Brancati, autore Einaudi, collabora con Radio Due, La Stampa, L’Unità, e in teatro con Marco Paolini). 

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