Samuel Beckett CATASTROFE traduzione Carlo Fruttero e Franco Lucentini Harold Pinter IL BICCHIERE DELLA STAFFA IL LINGUAGGIO DELLA MONTAGNA IL NUOVO ORDINE MONDIALE traduzione Alessandra Serra con Paolo Bocelli, Federica Bognetti, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Davide Lora, Massimiliano Sbarsi, Antonio Tintis, Nanni Tormen e con Lorenzo Ghirardi, Riccardo Monaco scene Fabiana Di Marco luci Pasquale Mari costumi Gianluca Falaschi suono Andrea Romanini regia Massimiliano Farau

Una suite di tre brevi drammi di Harold Pinter: Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna, Il nuovo ordine mondiale che, oltre al palese tema dell'oppressione politica, della minaccia e della tortura, scoprono qualcosa di più sottile e profondamente teatrale: la falsificazione dell'identità dell'altro, nel rapporto dialogico, sino alla riduzione al silenzio dell'altro ormai depredato d'ogni dominio sul discorso. Premessa a questi tre brevi plays, è Catastrophe di Samuel Beckett, brevissimo e poderoso atto unico. Costruito su una situazione di ambiguità perfetta – è una prova teatrale che vediamo? È un oppressore o un regista colui che parla in tono di comando? E la vittima silenziosa è un malleabile attore o un uomo ridotto alla docilità e al silenzio? Da Otello di Shakespeare in poi il teatro è stato il luogo in cui si è potuto rappresentare, osservare e capire le più crudeli e raffinate tecniche di decostruzione e distruzione dell'identità. Catastrofe fu commissionato a Samuel Beckett dal Festival di Avignone nel 1983, con il preciso scopo di sollecitare l’attenzione dei paesi occidentali sul caso di Vàclav Havel, che di lì a pochi anni sarebbe diventato presidente della Repubblica Ceca, ma che all’epoca era un intellettuale dissidente tenuto in carcere a Praga. Beckett scelse il mondo del teatro e le sue gerarchie come metafora di ogni genere di coercizione e umiliazione. Un regista e la sua assistente preparano un attore per la scena finale di un dramma. L’attore è completamente inerte; il suo corpo, affetto da un penoso processo degenerativo delle ossa e dei tessuti (è trucco di scena? È realtà?) si assoggetta senza resistenza alla meticolosa quanto spietata manipolazione. Harold Pinter lo considera un esempio insuperabile di teatro politico. Il Bicchiere della Staffa, Il Linguaggio della Montagna, Il Nuovo Ordine Mondiale, scritti da Pinter, fra il 1985 e il 1991, condensano alcuni dei motivi ricorrenti del suo teatro più recente: la violenza sul dissenziente, l’uso della parola come strumento di intimidazione o di tortura, la manipolazione dell’altro attraverso una sistematica contraffazione del linguaggio. Per usare le parole pronunciate da Horace Engdal, presidente dell’Accademia di Svezia, nel discorso che ha accompagnato la consegna a Pinter del Premio Nobel per la letteratura nel 2005, con questi fulminanti atti unici il nostro autore “ci costringe ad entrare nei luoghi chiusi dell’oppressione”. Camere della tortura, misteriosi reclusori in cui corridoi segreti o asettiche sale colloquio diventano luoghi di sevizia psicologica: l’ambientazione è sempre imprecisata e possiamo immaginare lontani regimi dittatoriali, ma anche sentire che tutto ciò potrebbe avvenire dietro l’angolo o a casa nostra. Massimiliano Farau

produzione Fondazione Teatro Due Teatro Due, dal 13 febbraio all’1 marzo 2009 ore 21.00

X