Un’operazione sul Mito di Clitennestra oggi ha molto valore. Ci obbliga a domandarci che cosa sia, che mistero racchiuda e se quel mistero sia mai recuperabile.
La morte di Clitennestra chiede una vendetta da parte delle Erinni, le Erinni si placherebbero se la linea del sangue venisse interrotta con il sangue di Oreste, ma questo sappiamo che non accade. Le Erinni difendono il valore della figura di Clitennestra, ma la loro difesa non è così forte e vengono placate da Atena e convinte a diventare Eumenidi.  Sono rese docili dalla leggi di una Dea o perché non avevano così chiaro che cosa stavano realmente difendendo? Rileggere Clitennestra oggi certamente vuol dire prendere in considerazione la donna, la madre, l’assassina, l’adultera. Vuol dire dunque leggere la letteratura legata ad essa: in primis Marguerite Yourcenar e Hofmannsthal. Ma è l’Orestea di Eschilo che continua ad aprirci strade inaspettate di senso. Clitennestra che uccide il marito Agamennone, il figlio Oreste che la uccide, le Erinni che lo inseguono per vendicarla. Oreste salvato dalla prima “assemblea democratica”. Eppure c’è qualcosa di inquietante in questa soluzione finale, che arriva fino ad oggi. Le Erinni tornano violentemente a difendere un mistero perso, irrecuperabile. “Chi potrà mai dalle nostre case scacciare il seme della maledizione? Incatenata a sventura è la stirpe degli uomini.” Ecco cosa si chiedono i cittadini di Argo.
Ma la democrazia può fare questo? La giustizia incarnata può liberare gli uomini?
Siamo nella stessa situazione, se non peggiore, di quella descritta da Nietzsche un secolo e mezzo fa: “Cosa esprime l’enorme bisogno storico dell’insoddisfatta cultura moderna, il sovrapporsi d’innumerevoli altre culture, la divorante volontà di conoscere, se non la perdita del mito, la perdita della patria mitica, del mitico grembo materno?”

Carmelo Rifici

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