Don Juan in Soho

DON JUAN IN SOHO

di Patrick Marber
ispirato al Don Giovanni di Molière
traduzione a cura di Marco Casazza

SPAZIO GRANDE
31 gennaio e 1 febbraio, ore 20:30

con Daniele Russo
e con in o.a.
Alfredo Angelici, Noemi Apuzzo, Gaia Benassi, Claudia D’Avanzo
Gennaro Di Biase, Carlo Di Maro, Sebastiano Gavasso, Mauro Marino
Alfonso Postiglione, Arianna Sorrentino, Gianluca Vesce

scene Roberto Crea
costumi Chiara Aversano
disegno luci Salvatore Palladino
progetto sonoro Alessio Foglia

regia Gabriele Russo

produzione Fondazione Teatro Di Napoli – Teatro Bellini

Don Juan in Soho è un adattamento del Dom Juan ou Le Festin de pierre di Molière (Don Giovanni o il convitato di pietra) che l’autore britannico, nominato all’Oscar per miglior sceneggiatura non originale nel 2006, Patrick Marber ha realizzato in quello stesso anno per poi rimaneggiare dieci anni dopo e portare in scena nel 2016 al Wyndham’s Theatre di Londra. Caratteristica principale dei lavori di Marber è quella di innestare con grande disinvoltura il linguaggio comico-cabarettistico in strutture e personaggi mutuati da testi più o meno classici. È il caso di Don Juan in Soho in cui, il britannico, rispettando la struttura del Don Giovanni di Molière, o per meglio dire, ritagliandone il calco, lo trasferisce nella realtà della Londra di oggi e di un preciso e assai noto quartiere del West End: Soho, la zona a luci rosse della città.

Edonismo, narcisismo, necessità di godere a ogni costo, desiderio di desiderio… Don Giovanni è un emblema di ciò che è inaccettabile, c’è però una radicalità nuova nel suo personaggio: quella di non recitare un ruolo ma di esserlo. Allo stesso modo diventano radicali e corrispondenti al presente le domande che porta con sé questo specifico modo di agire: pur di sopravvivere e mantenere un’apparenza di vita immutata rispetto al passato, fino a che punto sono disposto a sacrificare le mie libertà? E fin dove è circoscritto il campo della libertà individuale se va a ledere la libertà altrui? Quanto costa agli altri – e oserei dire al pianeta – la libertà delle proprie azioni? Infine, tornando più semplicemente al testo, fino a che punto un DJ ha diritto di vivere e agire come meglio crede, a discapito di tutto e tutti?

Gabriele Russo

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