ENRICO IV_una commedia

adattamento dell’opera di Pirandello di Fabrizio Sinisi

SPAZIO BIGNARDI
20 aprile, ore 20:30

con Davide Giglio, Giorgia Cerruti, Silvia Ferretti, Luca Serra

disegno luci, consulenza scenotecnica Lucio Diana
sound design, fonica Guglielmo Diana

tecnico di Compagnia, realizzazione scene Marco Ferrero
datore luci Marco Ferrero, Adriano Antonucci
sarte Alexandra Trifan, Daniela Rostirolla

responsabile organizzativo Angelo Pastore
segretaria di Compagnia Emanuela Faiazza

regia, costumi Giorgia Cerruti

una coproduzione Piccola Compagnia della Magnolia, CTB/Centro Teatrale Bresciano, Operaestate Festival
con il sostegno di Scarti/Centro di Produzione Teatrale di Innovazione, La Spezia

Apparentemente Enrico IV è una tragedia, almeno così l’aveva sottotitolato Pirandello al principio. Ma è davvero una tragedia? C’è un Umorismo nero e grottesco che pulsa sotterraneo e che scompone le apparenze, che individua il “contrario” delle cose, per rispondere a un bisogno di cogliere le contraddizioni della realtà. E poi c’è il Teatro – la finzione, il travestimento, lo svelamento – che Pirandello dispiega a piene mani e di cui è primo spettatore divertito. Ecco, abbiamo cercato di portare questo magma verso temperature che definirei shakespeariane, dove alto e basso si uniscono e rivelano “questa disperata passione di essere nel mondo”, come direbbe Pasolini. L’architettura dell’opera mi ha rivelato che cercavo il modo di fare uno spettacolo sul “riconoscersi”, al di là del tempo, delle trasformazioni, delle sembianze. Se ti riconosco esisti ma soprattutto esisto io; lo specchio in cui guardiamo è sempre e soltanto il volto delle persone incontrate.
Enrico IV_una commedia si confronta con il Tempo che fluisce incontenibile sui nostri pensieri e sulla nostra pelle. Lo sgomento di non riconoscersi più o di non riconoscere più gli altri porta il protagonista a scegliere un’esistenza fittizia, irreale, ma storicamente ben definita e capace di fissare in una forma l’inesorabile flusso temporale della vita. Questo tipo di vulnerabilità, dove la maschera indossata svela ancor più drasticamente i tormenti autentici, può risuonare oggi intensamente. Dall’eremitaggio di Enrico, durante il quale assiste alla perdita dell’unico amore della sua vita, degli amici, dei ricordi, nasce un viaggio per quattro attori dentro un luogo di lavoro che mi auguro possa essere per tutti, in scena e in sala, compromettente e arduo. Un tragitto dentro l’umana vulnerabilità, fatto di solitudine, voli pindarici, cadute dalle quali a volte ci si rialza a stento.

Giorgia Cerruti

ph. Giulio Cavallini

ph. Giulio Cavallini