Frost/Nixon è il pluripremiato dramma teatrale che Peter Morgan, drammaturgo e sceneggiatore londinese, ha scritto nel 2006 e da cui Ron Howard nel 2008 ha tratto un film campione d’incassi, con cui ottenne 5 nomination agli Oscar nel 2009. Ora il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile dell’Umbria uniscono le loro forze per dare vita a un vasto progetto scenico che vede impegnati nei ruoli dei protagonisti e alla regia Ferdinando Bruni (Frost) ed Elio De Capitani (Nixon) che, pur lavorando insieme da quarant’anni, da tempo non si davano appuntamento sul palco per un duello scenico di questa portata. Prosegue dunque l’indagine del Teatro dell’Elfo sui nodi cruciali della società contemporanea: dopo il successo di Angels in America e The History Boys, Bruni e De Capitani realizzano con Frost/Nixon un progetto di drammaturgia contemporanea legato ai temi della moralità e della responsabilità del potere politico e mediatico, che si configura come un testo di teatro civile e come una lezione di grande intelligenza scenica.

Frost/Nixon documenta il primo storico caso di spettacolarizzazione della politica, attraverso il racconto del duello televisivo che nel 1977 vide il giornalista David Frost faccia a faccia con l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, terminato con la confessione di quest’ultimo – dimessosi nel 1974 – sullo scandalo Watergate del 1972 (che prese il nome dall’Hotel sede del Comitato Nazionale Democratico in cui furono effettuate le intercettazioni illegali oggetto dello scandalo ad opera del Partito Repubblicano di Nixon). Un episodio cruciale, che mise a confronto il potere politico e quello mediatico, forzando i limiti della deontologia giornalistica e quelli della moralità politica, e aprendo un dibattito, tutt’ora in corso, sui media come mezzi di “distrazione di massa”, capaci di ri-creare la verità e la realtà.

Il match Frost/Nixon è anche passato alla storia per la complessa costruzione del progetto: Frost era un uomo della TV d’intrattenimento popolare, considerato non titolato al carattere storico-politico di quel tipo di intervista. Prima tentò senza successo di vendere ai grossi network americani l’intervista (non era accettata l’idea che un presentatore potesse pretendere di sostituire i grandi giornalisti e commentatori politici e, soprattutto, era considerato deontologicamente scorretto pagare per ottenere un’intervista), poi decise di sborsare di tasca sua i 200.000 dollari necessari. Nixon si rivelò un osso durissimo, vincendo praticamente i primi undici round: fu messo KO solo negli ultimi minuti del dodicesimo, quando la sua confessione sancì una verità storica fino ad allora negata. La serie d’interviste segnò anche la nascita di un nuovo modello produttivo per il giornalismo televisivo, dato che i network furono costretti a sborsare cifre da capogiro per aggiudicarsi la trasmissione, che tenne incollati allo schermo milioni di spettatori.

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