Dopo il successo di Romeo e Giulietta e La Tempesta, la Popular Shakespeare Kompany ha scelto un nuovo classico del repertorio shakespeariano, affidando a Silvio Orlando il ruolo di Shylock. Opera ambigua e complessa, in cui s’intrecciano conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi,
Il mercante di Venezia è tra i capolavori shakespeariani di più forte impatto etico. Un’opera in cui a prevalere è il potere del denaro: tutto si compra e si vende, anche un brandello di carne umana, anche l’amore.
La storia è nota: siamo a Venezia, è il XVI secolo. Bassanio vorrebbe la mano di Porzia. Per corteggiarla degnamente, chiede al suo carissimo amico Antonio, il mercante di Venezia, tremila ducati in prestito. Antonio non può prestargli il denaro poiché ha investito in traffici marittimi. Garantirà per lui presso Shylock, usuraio ebreo, che non sopporta lo stesso Antonio, poiché presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d’interesse nella città. Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio. L’ebreo però, in caso di mancato pagamento, vuole una libbra della carne di Antonio, richiesta che alla fine gli si rivolgerà contro…
Il Mercante è per Valerio Binasco l’occasione per indagare le categorie di ‘bene’ e di ‘male’, fino a rimescolarle: fondamentale diventa lo scontro tra una moltitudine di uguali – i cristiani di Antonio -, e il singolo diverso – l’ebreo Shylock. Il male c’è, ma è il denaro in sé.
“Il testo appare come una cupa ‘contro-favola’ – ha scritto il regista -, una storia che sembra una favola, ma che fa sorridere solo gli adulti, perché hanno perso ogni speranza. Noi non dobbiamo cedere a questa tentazione. Anzi: dobbiamo fare del Mercante una grande favola e una festa del teatro. Cioè della speranza. La terribile, umiliante, meschina sconfitta di Shylock, giusta o non giusta che sia, mi mette a disagio. Annuncio fin d’ora che starò dalla sua parte. Del resto, il bene e il male si spostano di continuo nel corso della pièce. Dipende dalle circostanze. Questa è una verità moderna e inattaccabile. La verità di una favola che rivela che non c’è nessuna verità. Eppure la vita può essere lo stesso una festa”.
Binasco propone dunque una rilettura tra realismo e oniricità, in cui il primo è incarnato nel sinistro Shylock di Silvio Orlando e la seconda ondeggia fra i lunghi capelli di Porzia e i suoi misteriosi scrigni. A fare da collante fra i due, la potenza della scrittura shakespeariana, che riesce a scavalcare il limite temporale e a fornirci materia per riflettere su di noi e sul nostro presente.

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