A partire dalla nota vicenda del Principe di Danimarca e della sua amata Ofelia, Steven Berkoff ricostruisce un segreto e ipotetico rapporto epistolare tra i due. Un pretesto per scandagliare i silenzi e le domande senza risposta di questo grande testo: trentanove lettere, brevi monologhi che, come in un inesorabile conto alla rovescia, esplorano i meandri della relazione fra i due amanti che Shakespeare sembra solo accennare.
Un linguaggio carnale fra immagini di desiderio sessuale e premonizioni della futura tragedia. Parole corporee, che costruiscono una drammaturgia fisica figlia dello stato interiore, senza perdersi in motivazioni psicologiche da addurre alla follia, solo l'uso furioso dei corpi. Ofelia incastrata in una Elsinore materia, di cui Amleto resta l’ultima parte viva.

 

Quando si scrive una lettera ci si immagina il destinatario senza averlo davanti; non è un dialogo vero e proprio ma una sorta di viaggio all’interno dell’inconscio. Abbiamo lavorato non tanto sulla visione che hanno Ofelia e Amleto nel momento della scrittura o della lettura, ma sulla visione inconscia che può avere uno spettatore nel sentire queste parole. Il sogno segreto di Ofelia è di vivere, di vivere bene, e nel carteggio ricorre il tentativo di trasformare il sogno in realtà, col conseguente dolore dato dall’impossibilità di concretizzarlo.
Una promessa che però Amleto non riesce a mantenere…

Michela Lucenti

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