Il nucleo storico dell’Ensemble Attori di Teatro Due affronta attraverso questo classico della commedia greca la cruciale questione del ruolo politico della cultura, dell’arte, della poesia e del teatro nella società civile. E lo fa con comicità e leggerezza, al ritmo di un sirtaki, lanciando frasi in un megafono, inscenando un duello poetico, affidando al voto del pubblico il responso. Come si può salvare una città che non sa distinguere il bene dal male? si chiede Aristofane e ci chiedono gli attori di Teatro Due. La risposta non è semplice ma l’umorismo e l’ironia di questo antico ed attualissimo testo conducono il pubblico in un viaggio agli inferi surreale e sgangherato, alla ricerca delle verità a cui la politica, ieri come oggi, pare non credere. Un viaggio per la salvezza della polis, che Aristofane crede attuabile attraverso il teatro.

Le rane parla di noi, di una società in decadimento: Atene nel 405 a. C. è una città in mano alla corruzione, in cui lentamente si sgretola quella che per secoli era stata considerata la radice della modernità e un prezioso caso di raffinatezza culturale. Aristofane dunque ingaggia Dioniso e lo manda nell’Ade alla ricerca degli antichi poeti-tragediografi che, resuscitando, possano restituire alla città i valori perduti.
L’Ensemble di Teatro Due attiva, e non attualizza, questo classico della commedia greca, proponendolo a noi, figli di un pragmatismo miope e orfani di miti, in gran parte logori. Non si tratta di piegare Aristofane per parlare dell’oggi, ma al contrario, di utilizzare la nostra contemporaneità per cercare i nostri Eschilo e Euripide, e riscoprire Aristofane.

Con grande e semplice professionalità, mestiere e acuto artigianato teatrale viene presentato uno spettacolo a direzione multipla, giusta quanti sono i suoi otto vivacissimi interpreti che, una volta assegnate le parti, si prodigano in scena a dare il meglio di se stessi per la riuscita di una rappresentazione lontana dalle abituali modalità di interpretazione di un testo “classico”. […] Oggetti iperbolici invadono la scena, il movimento degli attori è febbrile e costante, a un passo dall’assurdo; a non farlo precipitare nel delirio scenico è l’intento pedagogico, brechtianamente didattico che il gruppo dei valenti protagonisti si è assegnato.
Giuseppe Liotta – Hystrio, marzo 2013

La compagnia non si limita a una timida riproposizione dell’originale aristofaneo ma si impegna a portarne alla luce tutta l’attualità. Anche l’adattamento drammaturgico si muove deciso in questo senso. La Parabasi diventa poi una liberatoria invettiva contro i vizi e i corrotti della nostra società. L’attingere scopertamente ai più scottanti fatti di attualità ben si adatta allo spirito della drammaturgia di Aristofanea ed è una scelta oggi auspicabile – se non necessaria – per chiunque voglia mettere in scena la commedia antica. Alla regia si deve riconoscere un intervento deciso e non paludato, una lettura capace di ricordarci che Aristofane può diventare nostro contemporaneo.
Maddalena Giovannelli – Dionysus ex Machina aprile 2013

Delle satire di Aristofane, Le rane è forse la più popolare, tale da divenire considerata un’opera aperta, quasi un canovaccio sul quale si può operare con libera fantasia, arricchendola magari con spunti attuali. È quel che succede nello spettacolo intrigante, frutto soprattutto di alta artigianeria teatrale, messo in cantiere da Teatro Due. Nello spettacolo tutto è giocato all’eccesso, con esplosione di colori, non solo nei costumi, ma con grande e semplice professionalità. 
Domenico Rigotti – Avvenire, aprile 2013

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