Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, c’è voglia di riscatto e leggerezza come sempre accade alla fine di grandi conflitti bellici. Gli intrighi e i complotti amorosi di Molto rumore per nulla si giocano così sulle note del boogie woogie e del jazz bianco di fine anni ’40: come l’orchestra di Glenn Miller faceva ballare le truppe americane, così qui la musica scandisce e muove le vicende dei protagonisti, al ritmo di American Patrol, Chattanooga Choo Choo, Stardust, Cheek to Cheek, Blue Moon, Summertime, classici dell’epoca elaborati nelle musiche originali di Alessandro Nidi.

Un gruppo di militari appena tornati dalla guerra si ritrova in un mondo dai costumi più cortesi, in prevalenza femminile, in cui si svolgono le vicende di due coppie simmetriche: Ero e Claudio, Beatrice e Benedetto. Apparentemente è l’amore il motore scatenante dell’azione ma come spesso accade in Shakespeare, dietro al romanticismo si celano conflitti di genere e di classe. La tragedia viene però costantemente evitata e gli intrighi del testo compongono uno straordinario gioco teatrale basato unicamente sulle parole dei protagonisti, in grado di ribaltare le situazioni e di salvare i personaggi. La commedia Hollywoodiana ritrova in Shakespeare personaggi con caratteri perfetti, in grado di intraprendere duelli di parole brillanti e argute, fatti di grazia, ironia, umorismo e toni caustici; e l’origine del dialogo rapido nella commedia cinematografica americana è proprio il teatro comico shakespeariano.

Beatrice e Benedetto sono maestri di wit, quel sottile gioco (tipico della cultura secentesca inglese, ma anche spagnola) di spiazzamento costante del senso; di continuo straniamento delle parole che produce umorismo e, a un tempo, dubbio sulle nostre certezze.

Vera protagonista della commedia è la musica: le songs naturalmente presenti nel testo shakespeariano, qui presentato nella nuova traduzione di Luca Fontana particolarmente attenta ai valori fonici del testo originale, diventano, nella scrittura musicale di Nidi, irresistibili canzoni dal sapore intramontabile. Un testo che diviene un musical ante-litteram, come del resto era in origine tutto il teatro elisabettiano, prima che nel tempo la divisione dei generi separasse la lirica dalla prosa.

Così, seguendo l’irresistibile vento dello swing che soffia dagli States, grazie alle scene di Tiziano Santi e ai costumi di Gianluca Falaschi, Molto rumore per nulla avrà la leggerezza di un musical.

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