ideato e diretto da Giancarlo Sepe

con un tema originale di Luis Bacalov

con (in o.a.) Stefano Capitani, Susy Del Giudice, Sergio Di Paola, Cristina Donadio, Barbara Folchitto, Antonio Gargiulo, Elena Gigliotti, Cristina Messere, Francesco Moraca, Pablo Moyano, Raffaele Musella, Matteo Nicoletta, David Paryla, Giorgio Pinto, Caterina Pontrandolfo, Dora Romano, Marcela Szurkalo, Nella Tirante, Luca Trezza

scena e costumi Carlo De Marino

luci Umile Vainieri

 

 

colonna sonora a cura di Harmonia Team

con musiche originali di Davide Mastrogiovanni

 

 

aiuto regia Domenico De Santi

assistente ai costumi Vita Barbato

 

produzione Nuovo Teatro Eliseo e Napoli Teatro Festival Italia

Napoletango prosegue il percorso teatrale intrapreso dal regista Giancarlo Sepe ormai da molti anni: fondere insieme l’immagine e la musica, trasportandole in quel grande contenitore che è il teatro.

Napoletango è la storia di una famiglia: la chiassosa, circense e molto numerosa famiglia Incoronato, conosciuta a Napoli per la sua speciale arte e passione per il tango. La famiglia, fornita di nessuna cultura e di nessuna bellezza, si dipana al ritmo delle musiche di Gardel, Santaolalla, Pugliese, Piazzolla. Famosissimi in terra napoletana, gli Incoronato fanno del tragico e sensuale tango argentino, che portano a cerimonie, feste di paese, in balere, caffè, stazioni ferroviarie e nei luoghi più disparati, il loro circo e, danzando, raccontano anche la storia italiana, dalla guerra agli anni del boom. Saranno però finalmente ingaggiati per un vero spettacolo, in un vero teatro. Il pubblico solamente saprà come andrà a finire.

Napoletango è il trionfo della vita sull’accademismo, della bruttezza sulla bellezza, del sangue versato per amore, contro i sentimenti prudenti e intimisti.

Un inno alla vita che con venti attori, ballerini, cantanti, suonatori invaderà il teatro tracimando in platea e costringendo il pubblico a ballare facendo coppia con gli attori dello spettacolo.

 

È una gran festa caotica, affamata, ruvida, carnale e contagiosa di corpi prestati alla danza, ed è anche un Chorus Line di destini partenopei, di malie caparbie, di sensualità promiscue, ed è lo spettacolo che segna un fragoroso ritorno di Giacarlo Sepe a un teatro di concitazioni, malinconie e bicipiti, Napoletango. (…)
È arrivato come una baraonda dei Maggio, col fervore d'una comunità che unisce tangheri veri e aspiranti d'ogni estrazione, con la tenerezza dei "vecchi", la prestanza dei giovani (messi a nudo in doccia), i colori folli dei costumi, un dormitorio collettivo da postribolo, numeri sudati.
Una parabola quotidiana che va verso lo show. Strepitoso.

Rodolfo Di Giammarco

La Repubblica

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