Una sgangherata compagnia di anziani attori girovaghi, formata da sette comici non certo baciati dalla fortuna né tantomeno dal talento, ha deciso di mettere in scena la storia d’amore più tragica di tutti i tempi. I costumi sono miseri, le scenografie inappropriate e le barbe bianche sono più che mai inadatte a raccontare le tristi vicende dei due giovani e sfortunati amanti di Verona. Ma quando il teatro entra nel teatro, o meglio, quando il teatro si appropria del teatro non ci sono età, sessi e ruoli che tengano. Così, come voleva la tradizione elisabettiana, ciascun attore interpreta più ruoli, anche femminili, e ciascuno porta il suo personale contributo a un testo che viene seguito solo come canovaccio o trascrizione scenica.
Sono dunque gli attori stessi i veri protagonisti di questo spettacolo e non Romeo, né Giulietta. Mano a mano che si avanza nel dramma, emergono con forza le loro personalità, le storie, le relazioni: rivali e complici allo stesso tempo, da un lato si rubano le battute, dall’altro si aiutano come meglio possono; incapaci a dissimulare i loro rapporti personali, confondono le proprie intenzioni con quelle dei personaggi, formando una compagnia tragica, involontariamente comica, quindi doppiamente tragica. In scena il dramma shakespeariano si amalgama con le loro follie, combinando caroselli di bisticci, momenti di sincera amicizia e toccante complicità.
Nonostante se stessa però, la compagnia riesce nel suo intento e la storia di Romeo e Giulietta emerge con forza in scena. La potenza dell’amore e del dolore dei due amanti viene raccontata nella sua struggente totalità, commuovendo il pubblico ormai affezionato agli interpreti e alla loro malinconica, tenera e goffa comicità.
In questa storia, più di chiunque altro, sono proprio loro quelli… nati sotto contraria stella. 

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