montaggio drammaturgico da testi di Edoardo Sanguineti
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con Lino Guancialei
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a cura di Claudio Longhii
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Un viaggio attraverso i nodi fondamentali della storia democratica italiana – dai giorni eroici della Costituente fino all’ascesa e alla crisi della globalizzazione capitalista – costruito utilizzando testi critici e poetici scritti da Edoardo Sanguineti, straordinario testimone poetico della vita del nostro strano paese. Il titolo dello spettacolo cita il primo verso di una poesia scritta in forma di ricetta dall’autore, in cui il gesto creativo della scrittura viene sostanzialmente comparato al processo creativo culinario: scrivere significa alla lettera nutrire.
Il “piccolo fatto vero” in questione è tante cose insieme. È la regola su cui Sanguineti basa la sua poetica, è la cucina del nostro gioco teatrale, è il Teatro stesso, luogo per eccellenza del confronto tra attore e spettatore, è la vicenda storica di questa nostra nazione splendida e perduta.
Il titolo dello spettacolo cita il primo verso di una poesia scritta in forma di ricetta da Edoardo Sanguineti, in cui il gesto creativo della scrittura viene sostanzialmente comparato al processo creativo culinario. Questo al fine di restituire alla poesia, utilizzando ironicamente un filtro formale di matrice artusiana, una prospettiva di materiale utilità sociale e di, è il caso di dirlo, brechtiana concretezza, in cui scrivere è alla lettera nutrire. Da questa semplice equazione tra alimento e parola, solo superficialmente considerabile come un intelligente ma astratto divertissement, deriva in realtà una conseguenza logica di altissimo valore etico: se al fondo della produzione culturale e di quella alimentare c’è la medesima necessità, allora chi scrive, o per traslato si occupa di poiesis in generale, in un orizzonte creativo in cui comprendere dunque anche la comunicazione attoriale teatrale, deve farsi carico di una responsabilità civile di importanza capitale, perché si tratta alla lettera non più di soddisfare la passione estetica di lettori o spettatori, ma di rispondere ad un bisogno culturale fisiologico e forte quanto la vera e propria fame.

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