Per mettere in scena questo monologo ho deciso di discostarmi totalmente dall’originale scespiriano. Il nuovo testo, per quanto tratto da una delle commedie più belle e misteriose del Bardo, vive effettivamente di una vita propria, tanto da sembrare appartenere al teatro dell’assurdo di Beckett. Il tema che accompagna il personaggio di Shylock nel suo interloquire unicamente con telefoni, computer, calcolatrici, fax, fotografie, piante e libri è la solitudine. Del Mercante di Shakespeare si perde l’azione e si conquista la riflessione. Shylock è un uomo solo, estremo ammiratore e maniacalmente invidioso del bell’Antonio, che incarna tutte le qualità dell’Occidente italiano. Persa la speranza di ottenere totale rispetto dall’amato nemico, l’usurario, qui più vicino ad essere un grande finanziere dalla City, concentra tutta la sua energia sulla vendetta. Vendetta per se stesso e per il sistema di valori creato dai capostipiti della sua stirpe. Un uomo solo che combatte sanguinariamente (a colpi di matite e contratti firmati davanti alla presenza del notaio) tutti coloro che disprezzano la sua civiltà, venendo alla fine amaramente colpito (a morte) dalla stessa tragicomica giustizia da lui stesso invocata come unico mezzo per ottenere rispetto e riconoscimento del valore della sua persona.

Carmelo Rifici

 

Ne Il Mercante di Venezia spicca tra tutti i personaggi la figura di Shylock, un carattere dalla fisionomia precisa e totalmente autonoma. Questa autonomia ha ispirato Camilla Ferro per la riscrittura di un monologo autosufficiente, anzi più precisamente di un “dialogo telefonico”.

Nel suo modernissimo ufficio, Shylock, ebreo e ricco uomo d’affari, gestisce lo sviluppo della vicenda interloquendo unicamente con telefoni, computer, calcolatrici, fax, fotografie, piante e libri. Solo e pervaso d’invidia, per Antonio e per i cristiani, manifesta al pubblico, che lo osserva con un gusto quasi voyeuristico nella solitudine della sua gestione d’ufficio di rapporti umani e d’affari, le sue sfaccettature, che vanno dalla rabbia all’euforia, dal dolore ad una sorta di maniacale, ma non folle, organizzazione. Rispetto al testo originale – afferma l’autrice – è mantenuta l’alternanza tra temi familiari e non, lo spettatore dell’epoca di Shakespeare era cosciente delle tecniche dell’autore, ed era in grado di recepire il disgustoso passaggio dal dolore emotivo a quello economico. Qui vogliamo riproporre la stessa alternanza, cercando però di non ricadere in una blasfema condensazione tematica e lasciando allo spettatore la libertà di scegliere la propria visione del personaggio.

 

Una straordinaria prova d’attore: magnifico Paolo Serra in scena come Shylock, un’interpretazione d’alta raffinatezza, una cura preziosa d’espressioni, gesti, ritmi (…). Un evento di rara qualità anche per merito della realizzazione scenica di Carmelo Rifici, stimatissimo da tempo, riconosciuto finalmente tra i più grandi registi oggi in Italia, ottima la soluzione del confronto con il libro Il Mercante tra le mani.

Valeria Ottolenghi
(Gazzetta di Parma)

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