di Felix Mendelssohn – Bartholdy traduzione di Luca Fontana attori e solisti di canto de La scuola dell’Opera Italiana con il Coro e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna direttore Massimiliano Caldi regia Walter Le Moli Maestro del Coro Paolo Vero

Un intenso dialogo con l’autore della traduzione ci ha fornito alcuni strumenti per orientarci nel percorso compiuto dalla parola, e nell’incrocio di questa con la musica. Il testo si è sviluppato lungo tre assi, la cui conoscenza nulla può togliere alle emozioni da cui vogliamo sempre farci cogliere un po’ “impreparati”, semmai la carica di nuova luce e forza. Il primo tracciato concorre a definire il senso profondo del termine “traduzione”: è un trasloco da un ambiente linguistico a un altro, che non può prescindere da un impulso creativo simile a quello della trascrizione musicale, e che forgia la nuova parola attraverso un dialogo vivo con la fonte, facendola riemergere autenticamente. Il linguaggio shakespeariano ha una natura ritmica profonda, evidente e nascosta, intrinseca e insieme immediata, e il suo universo, letto da vicino e cum grano salis, mostra una componente musicale inscindibile. Questi valori – raggiunti con grande intuito da Mendelssohn – sono assunti come valori chiave nella scrittura di Fontana, e nei suoi molti percorsi sul sentiero shakespeariano. Sul secondo asse si configura un modello offerto dalla storia, nell’incastonare musica e parola (oltre le linee ovvie del canto) secondo i modi del teatro elisabettiano. Diverse sono state le declinazioni nel corso del tempo e nei vari “traslochi” da un verbo all’altro: masque, comedy-ballet, ballet de court, intermezzo. Il parlato era agganciato alla musica attraverso la struttura ritmica, secondo giunture sotterranee e un tessuto connettivo meraviglioso. Il Sogno non contiene al suo interno songs e brani in forma di corredo, ma è nutrita nel profondo di valori musicali, funzionali al linguaggio e alla trama. Restituire questo intreccio non solo recupera l’opera a noi, ma noi stessi alle possibilità che l’opera offre. Infine, sulla direttrice del “traghettatore culturale” – così amiamo definire il traduttore – e del suo rigore filologico, troviamo un asse tutto speciale: quello su cui innestare il rapporto fra attore e pubblico. Non si tratterà di sfondare la “quarta” parete per conferire a Shakespeare le sovrastrutture psicologiche del teatro di Pirandello o Ibsen. Ma di scoprire che quella parete non esisteva allora come non può esistere oggi: la sua parola è dialogo costante con il pubblico, con il tessuto sociale, così come la natura del Sogno è un organismo complesso, una vera partitura, ricca e polifonica. E immortale. Monica Luccisano Sogno di una notte di mezza estate, programma di sala, Stresa Festival 2007

Teatro Comunale di Bologna, 28 febbraio 2009 ore 15.30 (Per il Pubblico Abbonato è previsto il servizio di trasporto in pullman)

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