Alberto Miodini, pianoforte
Ivan Rabaglia, violino
Enrico Bronzi, violoncello

GYÖRGY KURTÁG
Öd und traurig (da Tre pezzi per violino e pianoforte, op.14e)
Arnyak (Schatten), per violoncello e pianoforte (da Signs, Games and Messages)
Varga Bálint Ligaturája

FRANZ SCHUBERT
Trio n. 1 in si bemolle maggiore, op.99, D.898
Trio n. 2 in mi bemolle maggiore, op.100, D.929

Teatro Due, giovedì 17 aprile 2014, ore 20.30

La breve antologia di brani di Kurtág che apre il programma si compone di tre pezzi, alcuni dei quali di weberniana brevità, che vedono in primo piano gli strumenti ad arco. Öd und traurig è il primo dei Tre pezzi per violino e pianoforte, op.14e, composti nel 1979 come rielaborazione di un analogo trittico per voce e pianoforte; lo stile è quello caratteristico di Kurtág, sottile e impalpabile, costruito su una straordinaria esiguità di mezzi e materiali sonori. Il titolo (“Desolato e triste”) allude in termini diretti al carattere espressivo giocato sui toni sfumati di un’onirica lontananza.
Arnyak (Schatten) per violoncello e pianoforte, del 1996, è una ancor più breve pagina evocativa di atmosfere scure e rarefatte (appunto le “ombre” cui allude il titolo) e fa parte di quell’ampia raccolta eterogenea per archi, Signs, Games and Messages, che tuttora rappresenta una delle opere in progress più caratteristiche dello stile malinconico ed aforistico, concentratissimo ed evocativo di questo geniale compositore.
Infine Varga Bálint Ligaturája (2007) è concepito come un esplicito omaggio a un dirigente della casa editrice Universal, András Varga Bálint, che per molto tempo ha valorizzato e sostenuto l’opera di Kurtág, anche con un libro in forma di intervista. Eseguita per la prima volta al Musikverein di Vienna, questa rarefatta partitura prevederebbe in realtà l’uso di un pianoforte verticale anziché un gran coda, mentre gli strumenti a corda tessono una rarefatta ragnatela timbrica di trasparente, cristallina suggestione.

I due capolavori che Schubert ha lasciato nel genere del trio per pianoforte, violino e violoncello sono frutto dell’estrema maturità, forse composti pochi mesi prima della morte. Nel manoscritto del secondo Trio in mi bemolle maggiore op.100 figura infatti la data «novembre 1827», mentre si sa che la prima esecuzione ebbe luogo il successivo 26 dicembre presso il Musikverein di Vienna con il pianista Carl Maria Bocklet (già dedicatario della Sonata per pianoforte op.53), il violinista Ignaz Schuppanzigh (lo stesso che con il suo quartetto fu interprete degli ultimi capolavori quartettistici beethoveniani) e del violoncellista Joseph Linke. Contrariamente a tanti altri capolavori cameristici schubertiani restati inediti, il trio ebbe un ottimo successo commerciale e spinse l’editore Probst di Lipsia ad acquistare i diritti di pubblicazione, ma Schubert non visse abbastanza per potere vederne neppure le bozze di stampa. Il secondo lancinante movimento, è per molti noto perché usato da Kubrick nella colonna sonora di Barry Lyndon.
Pochissime notizie si hanno anche sul Trio in si bemolle maggiore op.99, pubblicato solo nel 1836, che fu però gratificato dal commento di un recensore d’eccezione, Robert Schumann: «Sono passati ormai dieci anni da che un altro Trio schubertiano [proprio l’op.100 ndr.] aveva fatto la sua comparsa elevandosi come un tempestoso fenomeno celeste al di sopra della produzione musicale dell’epoca (…). Il Trio appena pubblicato sembrerebbe appartenere a un periodo precedente: sul piano stilistico non vi è assolutamente nessuna differenza, e in questo senso potrebbe essere stato scritto appena prima dell’altro, ma interiormente le due opere sono essenzialmente diverse. (…) In poche parole, il Trio in mi bemolle maggiore è più attivo, maschile, drammatico; il nostro invece è passivo, femminile, lirico. Sia per noi quest’opera postuma un carissimo lascito! Il tempo, per quante innumerevoli bellezze sappia generare, non troppo presto saprà donarci un altro Schubert». In effetti l’“Allegro moderato” iniziale si apre con un vibrante tema in terzine all’unisono dagli archi e sostenuto a ritmo marziale dal pianoforte, che si sovrappongono poi in numerose e varie combinazioni, contrapponendosi al lirico secondo tema, presentato dapprima dal violoncello, al quale ben presto si aggiunge il violino. La loro riapparizione nella ripresa a ruoli strumentali invertiti non è che l’ennesima riprova del mondo psicologico schubertiano, la cui sostanza drammatica trova riscontro nella irrisolvibile compatibilità fra uomo e natura, talora espressa in forme profondamente dolorose, talora nell’esasperata serenità di un rondò come quello che, dopo un divagante Scherzo, chiude questo trio.

 

Il Trio di Parma

Il Trio di Parma si è costituito nel 1990 in seno al Conservatorio “A. Boito” di Parma. Successivamente il Trio ha approfondito la sua formazione musicale con il leggendario Trio di Trieste presso la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia Chigiana di Siena. Nel 2000 è stato scelto per partecipare all’Isaac Stern Chamber Music Workshop presso la Carnegie Hall di New York.  Il Trio di Parma ha ottenuto i riconoscimenti più prestigiosi con le affermazioni al Concorso Internazionale “Vittorio Gui” di Firenze, al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Melbourne, al Concorso Internazionale della ARD di Monaco ed al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Lione. Inoltre nel 1994 l’Associazione Nazionale della Critica Musicale ha assegnato al Trio di Parma il “Premio Abbiati” quale miglior complesso cameristico. Il Trio di Parma è stato invitato dalle più importanti istituzioni musicali in Italia (Accademia di S.Cecilia di Roma, Società del Quartetto di Milano, Amici della Musica di Firenze, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Unione Musicale di Torino, GOG di Genova, Accademia Filarmonica Romana) e all’estero (Filarmonica di Berlino, Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Wigmore Hall di Londra, Konzerthaus di Vienna, Sala Molière di Lione, Filarmonica di S. Pietroburgo, Music Dom di Mosca, Coliseum e Teatro Colòn di Buenos Aires, Los Angeles, Washington, Amburgo, Monaco, Dublino, Varsavia, Rio de Janeiro, San Paolo, Lockenhaus Festival, Barossa e Melbourne Festival, Orta Festival). Ha collaborato con importanti musicisti quali Vladimir Delman, Carl Melles, Anton Nanut, Bruno Giuranna, Alessandro Carbonare e Eduard Brunner; ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive per la RAI e per numerose emittenti estere (Bayerischer Rundfunk, NDR, WDR, MDR, Radio Bremen, ORT, BBC Londra, ABC-Classic Australia). Ha inoltre inciso le opere integrali per trio di Brahms per l’UNICEF, di Beethoven e Ravel per la rivista Amadeus, di Schostakovich per Stradivarius (premiato come miglior disco dell’anno 2008 dalla rivista Classic Voice) e di Pizzetti, Liszt, Schumann e Dvorak per l’etichetta Concerto.  Il Trio di Parma, oltre ad un impegno didattico costante nei Conservatori di Novara, Gallarate e al Mozarteum di Salisburgo, tiene corsi alla International Chamber Music Academy di Duino e alla Scuola di Musica di Fiesole. Ivan Rabaglia suona un Giovanni Battista Guadagnini costruito a Piacenza nel 1744 ed Enrico Bronzi un Vincenzo Panormo costruito a Londra nel 1775.

 

 

X