LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

di Paolo di Paolo
liberamente tratto dal film di Elio Petri
(sceneggiatura Elio Petri e Ugo Pirro)

con (in ordine alfabetico)
Donatella Allegro
Nicola Bortolotti
Michele Dell’Utri
Simone Francia
Lino Guanciale
Diana Manea
Eugenio Papalia
Franca Penone
Simone Tangolo
Filippo Zattini

scene Guia Buzzi
costumi
Gianluca Sbicca
luci
Vincenzo Bonaffini
video
Riccardo Frati
musiche e arrangiamenti
Filippo Zattini

regia Claudio Longhi
regista assistente Giacomo Pedini
assistente alla regia volontario Daniel Vincenzo Papa De Dios
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

direttore tecnico Robert John Resteghini direttore di scena Gioacchino Gramolini macchinisti Marco Fieni, Riccardo Betti capo elettricista Tommaso Checcucci fonico e tecnico video Alberto Tranchida; sarta Eleonora Terzi amministratrice di compagnia Yumi Suzuki scene costruite nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione capo costruttore Gioacchino Gramolini costruttori Marco Fieni (costruzioni in ferro), Sergio Puzzo, Riccardo Betti scenografo decoratore Lucia Bramati costumi confezionati da Bàste sartoria grafica AMS Lab foto di scena Giuseppe Distefano

Spazio Grande

15 e 16 maggio 2019, ore 20.30

Alla sua uscita nelle sale cinematografiche nel 1971, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri riuscì nella difficile impresa di mettere d’accordo gli opposti. Industriali, sindacalisti, studenti, nonché alcuni dei critici cinematografici più impegnati dell’epoca, si ritrovarono parte di uno strano fronte comune contro il film. E la pellicola non ha così avuto una grande fortuna in Italia, nonostante la Palma d’Oro a Cannes e la galleria di stelle presenti, fra cui Gian Maria Volonté, Mariangela Melato e Salvo Randone.

La vicenda dell’operaio Lulù Massa, stakanovista odiato dai colleghi, osannato e sfruttato dalla fabbrica BAN, che ha perso un dito scopre per un istante la coscienza di classe, si intreccia qui con le vicende che hanno accompagnato la genesi e la ricezione contestatissima del film. Lo spettacolo è costruito attorno alla sceneggiatura di Elio Petri e Ugo Pirro, ai materiali che ripercorrono la loro officina creativa, a come il film è arrivato al pubblico di ieri e di oggi, e a piccoli capolavori della letteratura italiana di quegli anni, ricomposti in una nuova tessitura drammaturgica dallo scrittore Paolo Di Paolo. Il tutto intessuto dentro le seducenti e algide geometrie musicali di Vivaldi, rielaborate originalmente per l’occasione e “rotte” qua e là da canzoni dolci e amare dell’Italia alla fine del boom.

“Sulla coda del film, in una breve e significativa scena, l’operaio Lulù Massa girovaga per la sua casa catalogando a uno a uno gli oggetti lì presenti e recitando una personale, e straniante, litania domestica: a ogni cosa risponde un costo, a ogni costo delle ore lavoro. Mutatis mutandis, nella sua concisione quella scena, dalle tinte bluastre e dai toni buffi, parla molto alla (e della) nostra epoca dominata dal consumo ultraveloce – espresso e spersonalizzante grazie al potere della rete -, affetta da una sindrome bulimica permanente mentre, al contrario, è risucchiata in vuoto ideologico spinto. Il film di Petri, scandito dalla musica dura e pervasiva di Ennio Morricone, ha il merito di aver provato ad abbozzare una narrazione dell’Italia attraverso il lavoro, oltre i furori utopici di quegli anni febbrili che seguirono il Sessantotto. Riattraversarne la vicenda con lo sguardo disilluso del nostro presente, significa riflettere su quanto quell’affresco grottesco immaginato da Petri nel 1971 sia più o meno distante. Un tempo, il nostro, post-moderno e post-ideologico, che fatica a riconoscere in modo netto i tratti di una qualsivoglia “classe operaia”, dispersa e nascosta dietro gli innumerevoli volti del lavoro “flessibile”.”

Claudio Longhi