Testo poetico e duro, Blu è una drammaturgia densa, una tessitura non comune tra dialetto siciliano e lingua italiana, che dà voce a un’anima giovane e al contempo remota.

Maria Concetta detta Conci è una ragazza di diciannove anni che vive in un paesino siciliano. Fa la parrucchiera nel negozio della madre, depressa, e accompagna a passeggio la cugina Dolores, “minorata psichica” (così ha scritto sul certificato l’assistente sociale). Conci ascolta i Tokyo Hotel e tiene nel cassetto la foto di un tuareg, un uomo blu, che un amico ha strappato per lei da un libro della biblioteca a scuola (che lei ha lasciato senza diplomarsi).

Conci sogna di un mondo dove le donne possano decidere per la loro vita, finchè un giorno, dopo una notte brava in discoteca e una sbronza, la ragazza si ritrova incinta e ingabbiata in un fidanzamento combinato, obbligata a scegliere, per la prima volta, che cosa vuol fare “da grande”.

Il testo parla della crescita, del coraggio di fare scelte dolorose e impopolari per rispettare sè stessi, del bisogno di rompere i muri del silenzio; della speranza di un cambiamento, anche quando tutto sembra restare immobile e incompiuto, come una casa eternamente in costruzione.

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