disegno luci Alessandro Palumbi
scenografia e costumi Martina Criconia
realizzazione costumi Barbara Livecchi
animazioni video Federico Milan
regia Antonio Brugnano
produzione Alice Bossi, Teatro Evento
con il sostegno di Teatro del buratto, Centro culturale Rosetum, Teatro bandito, Teatro al quadrato, Mateârium
Il nuovo vestito dell’imperatrice è uno spettacolo la cui storia si presenta come il sequel della nota fiaba di H.C. Andersen e narra la storia della figlia dell’imperatore, Caterina. L’imperatrice Caterina vive nel suo palazzo sempre in compagnia di uno specchio magico che ha il compito di assicurarsi che la protagonista sia sempre rispettosa delle regole di comportamento e sempre esteticamente impeccabile. Lo specchio le permette di monitorare costantemente il suo aspetto e, se necessario, modifica il suo riflesso attraverso l’uso di filtri alla quale Caterina crede felicemente e senza alcun dubbio. Il giorno del suo diciottesimo compleanno prende una piega inaspettata quando a palazzo arriva il regalo più atteso, quello di suo papà: un vestito magico che per tradizione dovrà indossare la sera stessa davanti a tutto il popolo. Il vestito ha un piccolo particolare, è invisibile a chi è stupido. Da questo momento Caterina non saprà più a chi credere: a suo papà, allo specchio o ai suoi occhi. L’ambiguità e il non sapere di chi fidarsi porterà Caterina a far emergere lati inattesi e sorprendenti della sua identità, trasformando l’apparente fallimento in una preziosa occasione di crescita e scoprendo che esprimersi liberamente può dare il via a piccoli e grandi cambiamenti anche collettivi.
Con questo spettacolo Alice Bossi, attrice, autrice, regista, clown e mimo, connette la potenza simbolica della fiaba con la realtà che i bambini vivono oggi: la cosiddetta Glass Generation, chiamata così perché cresce toccando schermi per giocare, comunicare e imparare, vive in una realtà in cui gli schermi sono parte integrante della loro esistenza. Il rischio a una continua esposizione a immagini di sé e di altri è quello di creare un mondo virtuale in cui regna il bisogno di apparire sempre perfetti e all’altezza delle aspettative degli altri a discapito del mondo dentro ciascuno di noi. Spesso, anche nel mondo reale, per paura di essere giudicati, non accettati o presi in giro, ci nascondiamo dietro a una maschera che soffoca e non permette di comunicare ciò che sentiamo. Partendo dallo specchio magico più famoso delle fiabe, quello di Grimilde, qui lo specchio magico diventa l’oggetto scenico che rappresenta il rapporto che ognuno di noi ha con la propria immagine e l’esposizione pubblica di essa. Un personaggio con il quale la protagonista si relaziona come unico amico fidato. Lo specchio le permette di monitorare costantemente il suo aspetto, influenzandone le scelte estetiche e mostrandole l’outfit perfetto che dovrebbe avere; le permette di scattarsi foto e di vedere e parlare con suo padre sempre lontano per lavoro. L’imperatrice crede a tutto quello che vede nello specchio senza mai metterlo in discussione, incarnando l’abitudine ormai radicata di credere a tutto ciò che vediamo passare negli schermi di cui facciamo uso. Lo specchio, mostrando all’imperatrice il vestito che nella realtà non esiste, rappresenta l’ambiguità che regna nel mondo virtuale.




