LETTERE A NOUR

di Rachid Benzine

con Franco Branciaroli e Marina Occhionero

e con il trio Mothra
Fabio Mina
flauto, flauto contralto, duduk, elettronica
Marco Zanotti
batteria preparata, percussioni, elettronica
Peppe Frana
oud elettrico, godin multioud, elettronica

regia Giorgio Sangati

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Centro Teatrale Bresciano, Teatro De Gli Incamminati

in collaborazione con Fondazione Pizzarotti

Arena Shakespeare

16 luglio 2018, ore 21.15

Rachid Benzine, islamologo e filosofo francese di origine marocchina, è uno degli esponenti di spicco di quella nuova generazione di intellettuali dediti allo studio del Corano in un’ottica di dialogo con le altre culture e religioni occidentali. Sociologo di formazione, sul finire degli anni Novanta, poco più che ventenne, avvia una profonda conversazione su islam e cristianesimo con il prete  Christian Delorme, da cui nasce il fortunato libro Abbiamo tante cose da dirci (1998, trad. it. 2000). Negli anni successivi approfondisce i suoi interessi filosofici, studiando l’opera di Paul Ricoeur, Michel Foucault e Jacques Derrida e traendone spunto per tornare alla lettura del Corano. È sull’onda di questi studi che predono forma alcuni dei lavori più incisivi di Benzine, come Il Corano spiegato ai giovani (2013, trad. it. 2016).

Lettere a Nour, già rappresentato in Belgio con notevole successo e dato in lettura all’ultimo Festival di Avignone, è un dramma epistolare fra un padre – intellettuale musulmano praticante che vive in Occidente e osserva la sua religione come messaggio di pace e amore – e una figlia, partita in Iraq per ricongiungersi a un musulmano integralista di cui si è innamorata. ‘Paradossalmente’ mossa dagli stessi principi di amore e tolleranza ereditati dal padre, e quindi non per fanatismo, la figlia finisce per unirsi alla causa jihadista e a pagarne il duro prezzo.

«Sto lavorando da mesi su una domanda fastidiosa – afferma Rachid Benzine a proposito di Lettere a Nour – una domanda che rimbalza sempre indietro come un’emicrania, ricorrente e familiare. Perché giovani uomini e giovani donne, nati nel mio stesso paese, dalla mia stessa cultura, decidono di partire per un paese in guerra e di uccidere in nome di un Dio che è anche il mio? Questa domanda violenta ha assunto una nuova dimensione la sera del 13 novembre 2015: una parte di me aveva appena attaccato un’altra parte di me, seminando morte e dolore. Come vivere con questo tormento? In risposta, a poco a poco, è nato un dialogo epistolare tra un padre-filosofo e sua figlia, partita per la jihad… Questo dialogo è impossibile, difficile, immaginavo».
Un testo che, nella sua essenzialità drammatica di puro dialogo, si muove con straordinaria efficacia fra cronaca ed ideologia: guardando all’attualità, tocca nel vivo ferite profonde della nostra società contemporanea, a partire dalla potenza di una vicenda privata, di affetti familiari stravolti dalla storia.
Mantenendo un respiro universale, Lettere a Nour offre un ritratto per noi inedito della cultura islamica, nel suo complesso confrontarsi con la cultura occidentale.

Interpretato da un attore di eccezione come Franco Branciaroli, il cui lungo percorso spesso ha incrociato i complessi orizzonti della riflessione religiosa, Lettere a Nour è diretto dal giovane Giorgio Sangati, regista proveniente dalla scuola di Luca Ronconi e che si sta velocemente imponendo all’attenzione di pubblico e critica. Accanto a Branciaroli in scena Marina Occhionero, promettente attrice, da poco diplomatasi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e nuovo volto del cinema italiano.

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