I codici del cabaret espressionista tedesco, il travestimento, il canto, la musica e il grottesco innervano Mack is coming back, uno spettacolo che affronta la vicenda di Macbeth, nella versione di Heiner Müller, amplificando la tensione e la follia che pervadono il testo originale, per smascherare la crudeltà e la barbarie dei tempi moderni.

Mack is coming back non è né un epilogo, né una spiegazione della vicenda shakespeariana, ma una discesa negli inferi più bui di questa storia, raccontati anche grazie alla musica suonata e cantata in scena da orchestra e coro, centro nevralgico di un cabaret rauco e sguaiato.

L’onnipresenza femminile rompe lo schema tradizionale in cui le donne sono l’incarnazione del male: qui forniscono la semplicità e il senso comune in cui il protagonista, spinto dalla sua ingenuità e ambizione, vede segni di straordinaria potenza.  Così la storia di Macbeth non è che il racconto dell’impotenza, della vanità e dell’insignificanza dell’ uomo perché “la vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”.

Un’opera cabaret dove lirismo wagneriano, arie alla Kurt Weill e atmosfere da commedia musicale americana si intrecciano indissolubilmente al servizio di un grande classico, restituito secondo lo sguardo contemporaneo di uno dei registi più interessanti della scena teatrale svizzera.

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