18 LUGLIO 2019 ore 21.15

ARENA SHAKESPEARE

ANTIGONE

di Sofocle

traduzione e adattamento a cura di Maddalena Giovannelli
in collaborazione con Alice Patrioli e Nicola Fogazzi

con Aram Kian, Carla Manzon, Stefano Orlandi, Francesca Porrini, David Remondini,  Arianna Scommegna, Sandra Zoccolan

scene Emanuela dall’Aglio, Federica Pellati
costumi Katarina Vukcevic
supervisione artistica alle scene e ai costumi Emanuela Dall’Aglio
luci Giancarlo Salvatori

regia Gigi Dall’Aglio

assistente ai costumi Riccardo Filograna
assistenti alla realizzazione delle scene Giuliano Ghirimoldi e Marta Vianello
assistenti alla regia Fabiana Sapia, Giada Ulivi

produzione ATIR Teatro Ringhiera
con la collaborazione di Fondazione Teatro Donizetti

“Il senso contemporaneo di Antigone sta nella natura e nella forma dialettica del confronto.
Non è un confronto tra posizioni di potere. Antigone non offre una soluzione politica alternativa a Creonte, ma è l’annuncio che una tesi politica, maturata nelle regole del pensiero, ed espressa attraverso la sacralità della parola nel momento in cui prende  forma nella polis, scopre che la sua compiutezza si manifesta solo grazie alle sue aporie.
Cosa posso chiedere agli attori, alla musica, alla scrittura scenica se non di concorrere, ciascuno con la quota politica che gli compete per rivelare proprio l’origine di questo dibattito che arriva fino a noi ancora irrisolto?
E’ un dibattito sul bisogno devastante degli umani di aggregarsi, di lottare, confrontarsi e di scegliere il proprio destino.
Il miracolo è che questo confronto serrato, quando fu creato per il Teatro più di duemila anni fa, veniva  proposto proprio nel momento storico un cui la società che lo ha espresso dibatteva le tecniche del pensiero, le turbative risposte della filosofia, i meccanismi della dialettica e le forme sociali e politiche del convivere.
Sulla scena oggi viene accolta la responsabilità di chi la abita, purché compia lo sforzo  di riconoscersi nella parola originaria e di portarla con semplicità e chiarezza al potenziale che quella parola può ancora offrirci quando ci illumina sulla durezza e sull’ambiguità delle prove cui tuttora siamo chiamati.
Con Antigone gli attori possono veramente vivere la consapevolezza che il Teatro si presenta come farmaco contro le tentazioni arroganti che si stabiliscono nel confronto fra regole e tradizione, tra realtà e irrealtà, tra democrazia e altro”.

Gigi Dall’Aglio

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