CATASTROFE
IL LINGUAGGIO DELLA MONTAGNA,
IL BICCHIERE DELLA STAFFA,
IL NUOVO ORDINE MONDIALE

di Samuel Beckett e Harold Pinter

con Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Luca Nucera,
Gian Marco Pellecchia, Bruna Rossi, Emanuele Vezzoli
e con Mattia Gambetta, Tommaso Vaja

scene Fabiana Di Marco
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
suono Andrea Romanini

regia Massimiliano Farau

Spazio Bignardi

19, 20, 21, 22, 23, 24, 29, 30, 31 gennaio, ore 21.00
17 e 31 gennaio 2015, ore 16.00

TRAILER

Una suite di tre brevi drammi politici di Harold Pinter: Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna, Il nuovo ordine mondiale che, oltre al palese tema dell’oppressione politica, della minaccia e della tortura, scoprono qualcosa di più sottile e profondamente teatrale: la falsificazione dell’identità dell’altro, nel rapporto dialogico, sino alla riduzione al silenzio dell’altro ormai depredato d’ogni dominio sul discorso.
Premessa a questi tre brevi plays, è Catastrophe di Samuel Beckett, brevissimo e poderoso atto unico. Costruito su una situazione di ambiguità perfetta – è una prova teatrale che vediamo? È un oppressore o un regista colui che parla in tono di comando? E la vittima silenziosa è un malleabile attore o un uomo ridotto alla docilità e al silenzio.
Catastrofe è stato commissionato a Samuel Beckett dal Festival di Avignone nel 1983, con il preciso scopo di sollecitare l’attenzione dei paesi occidentali sul caso di Vàclav Havel, che di lì a pochi anni sarebbe diventato presidente della Repubblica Ceca, ma che all’epoca era un intellettuale dissidente tenuto in carcere a Praga.
Il Bicchiere della Staffa, Il Linguaggio della Montagna, Il Nuovo Ordine Mondiale, scritti da Pinter fra il 1985 e il 1991, condensano alcuni dei motivi ricorrenti del suo teatro più recente: la violenza sul dissenziente, l’uso della parola come strumento di intimidazione o di tortura, la manipolazione dell’altro attraverso una sistematica contraffazione del linguaggio.

Penso che questo secolo sia realmente il secolo più selvaggio, più violento, per quanto ce ne siano stati di secoli violenti nella storia dell’umanità. Ma non riesco a pensare a un altro secolo selvaggio quanto il ventesimo secolo, un secolo in cui si suppone che abbiamo fatto progredire l’intera società umana, in cui abbiamo creato progresso nella civiltà e nell’intelligenza.

Harold Pinter

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