da un’idea di Renato Striglia
con Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla,
e con Vincenzo Vasi, Alessandro “Asso” Stefana, Raffaele Tiseo, Riccardo Loda, Elvis Zini, Irene Sciacovelli, Gaia Barco
testi, drammaturgia e musiche Vinicio Capossela
regia collettivo La Cùpa
scenografia Giuliano Spinelli
realizzazione e progettazione costumi Atelier Costumi Teatro Due
luci Loic Amelin
aiuto regia Gaia Barco
ideazione e realizzazione maschere Margherita Pillon, Sabrina Schievano
direzione tecnica Andrea Ricci
assistenti di produzione Morgana Marchesi, Donatello Racina
fonici Gianluca Cavallini, Paolo Marani
datore luci Daniele Serra
produzione IMARTS, Fondazione Teatro Due, La Cùpa
produzione esecutiva e booking International Music and Arts srl, Francesco Cattini, Serena Sgarbi

“Che i ciechi occhi quali meteore potrebbero brillare”
(Dylan Thomas, Don’t go gentle into that good night)
E morte non avrà dominio nasce attorno al poema per voci Sotto il bosco di latte (Under Milk Wood) del poeta gallese Dylan Thomas ed è un’occasione irripetibile per assistere all’incontro in scena tra Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla e per ascoltare in anteprima, dal vivo, quindici nuove canzoni di Capossela che troveranno posto successivamente nel suo prossimo lavoro discografico, in uscita a gennaio 2027. Si tratta della prima incursione di Capossela in un genere – la ballad opera – in cui canzone, parola, voci e presenze sceniche costruiscono insieme la drammaturgia: una partitura teatrale in cui le canzoni diventano materia stessa della rappresentazione.
Dedicata alla memoria dell’amico e dj radiofonico scomparso prematuramente Renato Striglia, che per anni aveva lavorato a una versione italiana di Under Milk Wood senza portarla a termine, E morte non avrà dominio è un’opera per voci che celebra la vita, l’innocenza, la pluralità, l’infanzia del mondo attraverso le voci e le presenze dello strambo Llareggub, il villaggio in riva al mare inventato da Thomas.
Lo spettacolo è un ulteriore sviluppo del lavoro che Capossela sta dedicando all’opera di Dylan Thomas, già divenuto un radiodramma andato in onda su Rai Radio3 e attualmente disponibile su Raiplaysound.
Solo con un gatto, adagiato in una vasca come in un’arca di Noè, Capovilla viene visitato dalle presenze della comunità del vissuto, incarnazione allo stesso tempo di Renato, di Dylan Thomas e di Capitan Gatto, il marinaio cieco protagonista centrale della storia creata dalla penna del poeta gallese.
I caratteri, le voci, le ossessioni dei personaggi che compongono lo strambo villaggio di Llareggub affollano la sua solitudine: Capovilla attraversa lo spettacolo come guida, naufrago e custode di memorie, costruendo con Capossela un dialogo continuo tra racconto e canzone e trasformando il teatro in uno spazio abitato da presenze, richiami lontani e visioni che affiorano dall’oscurità.
Accanto ai due protagonisti, musicisti, cantanti d’opera, interpreti e voci registrate danno vita a una comunità in continua metamorfosi.
La Ballad Opera che qui presentiamo, così come già il radiodramma, le canzoni, tutto nasce da una morte. Da un seme raccolto che deve andare oltre quella morte per generare. È una storia di amicizia, un’amicizia maschile, genere un po’ fuori moda, recentemente portato con poetica efficacia sullo schermo da Francesco Sossai in Le città di pianura. Abbiamo invitato Pierpaolo Capovilla proprio per celebrare il valore di questo tipo di amicizia e con essa una serie di cose in disuso: il rock’n’roll, l’epica del fallimento, l’amore per i cattivi maestri, l’ammutinamento, il sabotaggio, la ribellione, la fragorosa solitudine, la felinità, l’anarchismo. Attorno alla vasca in cui Pierpaolo sarà immerso, si affollano i fantasmi di una vita in forma di canzoni.
Questo è un lavoro sull’innocenza, sull’Eden perduto, sulla comunità. Thomas aveva immaginato di chiamare il lavoro “the town that was mad…”, un villaggio dichiarato collettivamente pazzo perché ognuno è semplicemente come è. La società dell’ordine, della legge, del potere li recinta per non diffondere il contagio di questa forma di insanità. In quella stanza attorno alla vasca, vive questa umanità. Fuori è il mondo che conosciamo.
Vinicio Capossela





