Emma Dante, la papessa siciliana, torna a Teatro Due

dopo aver incantato l’Arena Shakespeare con Pupo di Zucchero, Emma Dante presenta al pubblico di Parma Misericordia, dopo il grande successo al Festival d’Avignon

 

«(…) Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano».

Edoardo Sanguineti

È stata fermata poche settimane dopo il debutto, tra gennaio e febbraio 2020 al Piccolo Teatro di Milano, l’avventura di Anna, Nuzza, Bettina e Arturo, i quattro protagonisti di Misericordia, una favola contemporanea che, come spesso accade nel teatro di Emma Dante, scava tra la miseria e la fragilità per fare emergere dei piccoli diamanti di umanità, di misericordia, appunto. Le recite sono ricominciate nell’estate 2021 e, insieme alla nuova creazione Pupo di Zucchero – che il pubblico di Parma ha potuto ammirare in Arena Shakespeare – lo spettacolo è approdato al Festival D’Avignon dove ha incantato tutti gli spettatori e suscitato enorme entusiasmo anche presso la stampa che ha salutato la regista palermitana papesse sicilienne et hérétique[1] apprezzando nel dittico proposto la sintesi tra arcaiche tradizioni siciliane e modernità dello sguardo. La “favola” è quella di Arturo, bambino ipercinetico che non parla, non ascolta, cammina sghembo, nato dalle percosse di un uomo violento cliente della madre Lucia, che si è spenta subito dopo averlo messo al mondo. Di madri ora ne ha tre, colleghe della sua, sarte di giorno e puttane di notte: vivono in un misero monovano che diventa anche il mondo di Arturo. Il bambino però sorride sempre e ogni sera, alla stessa ora, va alla finestra per vedere passare la banda, la cui musica è forse eco della radiolina che la madre teneva sempre accesa, ma è anche orizzonte di un futuro luminoso, nel quale Arturo suonerà la grancassa; non a caso alla fine le tre donne lo manderanno via da lì, non ci viene detto dove, ma in questo caso la speranza, nata dalla misericordia di una maternità inaspettata, sembra essere l’unico regalo possibile. In un’intervista fatta in occasione della prima dello spettacolo, Emma Dante ha spiegato che la sua speranza per questo lavoro è proprio quella di far riverberare la misericordia dal palco alla platea, sentimento che vede sempre più raro nella società, soppiantato da una sempre crescente durezza di cuore: “dobbiamo continuare a fare questo nostro mestiere perché intorno a noi si manifestano sintomi tremendi di una totale mancanza di empatia e solidarietà, lo stesso atteggiamento di chi vuole mandare via le persone che chiedono aiuto.”[2]

Misericordia
Misericordia ph. Masiar Pasquali

ph. Masiar Pasquali

Come sempre il lavoro su lingua e linguaggio è parte fondamentale del processo di creazione degli spettacoli di Emma Dante e Misericordia non fa eccezione: da una parte le attrici – Manuela Lo Sicco, che per il suo ruolo è stata insignita del premio Ubu come migliore attrice, Italia Carroccio, Leonarda Saffi – provenienti da luoghi geograficamente diversi, che sul palco interpretano tre donne che in comune tra loro hanno solo la miseria; alla fine però sono il suono e il gesto a farsi portatori di significato e a permettere, in un’amalgama di asprezza, stizza e sospetti, l’assunzione di quella maternità non richiesta che scaturisce dalla volontà di prendersi cura di Arturo. Maternità che è, accanto all’inesausto fenomeno della violenza sulle donne, uno dei temi portanti di questo poderoso affresco femminile: un legame che non ha a che fare tanto con il sangue, o la somiglianza fenotipica, quanto con l’amore, il contatto fisico e il desiderio di crescere insieme. Dall’altra parte il danzatore Simone Zambelli/Arturo, che sostituisce la parola con il movimento quasi come se solo la musica e la danza fossero in grado di sollevarlo dallo squallore che l’ha generato e dove continua a vivere. Svariati i riferimenti all’opera di Carlo Collodi: basti pensare al padre falegname soprannominato Geppetto, che l’ha generato uccidendo la madre allo stesso tempo. Ma è soprattutto il rito di passaggio, percorso di crescita, la trasformazione di sé che vediamo compiersi in questo moderno Pinocchio, un “bambino nato “duro”, legnoso, massacrato ancor prima di nascere, generato dalle percosse che lo hanno rovinato per sempre, [che] attraverso l’amore di tre donne, pian piano diventa bambino.”[3]

 

[1]Le Monde, 19.07.2021
[2][3] dal programma di sala del Piccolo Teatro di Milano

Emma Dante

Dopo Via Castellana Bandiera e il trionfo ai nastri d’argento con Le sorelle Macaluso (Miglior film, Migliore regia, ma anche premi per la produzione, il suono e il montaggio) Emma Dante sta lavorando al suo terzo lungometraggio, che sarà tratto proprio da Misericordia.

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