IL BOSCO DI CERNUNNOS

SPAZIO GRANDE

con la partecipazione straordinaria di
Nicholas Isherwood baritono e direzione musicale
Toni Candeloro danzatore solista

Sophie Norbye, Elena Foli, Michele Mammoliti, Adam Alejandro Gomez Dominguez, Beata Kolodziej violoncelli
Luigi Cannillo supervisione testi poetici e traduzione in tedesco
Luca Guerrieri, Carmine Olivazzi danzatori MM Contemporary Dance Company / Agora Coaching Project

Cernunnos, creatura dalle grandi corna da cervo e dal volto umano, è una divinità della mitologia celtica. È lo spirito divinizzato degli animali, dio della fecondità maschile, della natura selvaggia e della morte. Un mostro che tramite la sua dicotomia intrinseca concentra in sé tutti gli universi di senso da cui l’uomo contemporaneo si è allontanato. Il culto di questa divinità si è spinto fino in Emilia: è infatti dell’aprile scorso il ritrovamento, in un passo dell’area appenninica Tosco-Emiliana, di un artefatto che lo raffigura, risalente con ogni probabilità al II secolo a.C.
Nello Spazio Grande del Teatro Due, Cernunnos rivivrà, in un bosco metaforico all’imbrunire, facendo vibrare gli alti alberi con il suo canto, scritto sotto forma di lied ottocentesco, ipnotico richiamo teso a riconnettere mascolinità e fertilità alla natura incontaminata (la supervisione dei testi poetici composti dall’artista e la successiva traduzione in lingua tedesca sono ad opera di Luigi Cannillo). Sulla musica composta da Avital per cinque violoncelli e nell’atmosfera del più tipico romanticismo ottocentesco, il Cernunnos avrà il corpo dei danzatori della MM Contemporary Dance Company, mentre la voce e il volto saranno evocati dal baritono di fama mondiale Nicholas Isherwood e da Toni Candeloro, étoile e stella della danza internazionale.

NICHOLAS ISHERWOOD

Nicholas Isherwood, baritono di fama mondiale specializzato in musica contemporanea e barocca, nella sua lunga carriera ha lavorato con alcuni tra i più grandi compositori e direttori d’orchestra della sua epoca. Solo per citare un esempio, è stato Lucifer nelle prime mondiali di MontagDienstag, Freitag da Licht di Stockhausen a La Scala e l’Opera di Lipsia, e in Donnerstag aus Licht al Covent Garden.
Oltre al canto, Isherwood ha una carriera pedagogica estremamente attiva presso importanti istituzioni in Francia, Germania e Stati Uniti. È direttore e compositore.
Tra le sue pubblicazioni, The Techniques of Singing è un testo imprescindibile che descrive le tecniche necessarie per eseguire la musica vocale contemporanea.

TONI CANDELORO

Toni Candeloro, è uno dei nomi italiani più importanti nel panorama mondiale della danza. Étoile ospite dei più importanti teatri e compagnie di danza, ha interpretato e creato ruoli per le coreografie dei grandi maestri del Novecento. Ha danzato, tra le altre, con: C. Fracci, A.Ferri, L. Savignano, G. Panova, e R.Nureyev. Oltre alla carriera internazionale porta avanti un’importante attività pedagogica che lo ha portato, nel 2012, a ricevere dal Ministero della Cultura Francese, per chiara fama, il diploma di Maestro di Danza Classica. Possiede una delle più grandi collezioni sulla danza che lo porta ad assidue collaborazioni con grandi istituzioni museali come il Museo d’Arte Russa di San Pietroburgo e il Museo Teatrale alla Scala.

ORIGINE DI CERNUNNOS, DIVINITÀ DELLA MITOLOGIA CELTICA

La prima volta che l’immagine di un dio con le corna da cervo viene associata al nome Cernunnos è su un monumento databile durante il regno di Tiberio (14 – 37 d.C.), quando i romani hanno già occupato i territori celtici. Questo monumento è stato fondamentale per dare un’identità ad una figura tra le più importanti della mitologia celtica e le cui prime rappresentazioni a noi pervenute sono di molto antecedenti, a partire dall’incisione rupestre della Val Camonica risalente al IV secolo a.C..
Cernunnos è una delle divinità celtiche fondamentali, presente fin dal periodo pre-romano, associato alla fertilità, all’abbondanza e alla rigenerazione; in alcuni casi è stato addirittura rappresentato con tre teste, simbolo di una potenza particolare anche all’interno delle divinità. Molte statue raffiguranti il dio che sono pervenute fino a noi presentano i buchi per le corna, sintomo di un carattere cultuale stagionale, probabilmente legato proprio ai cicli di nascita e morte delle stagioni. Ma i tre elementi fondamentali di questa figura, che ricorrono sempre anche se in modalità leggermente differenti rispetto alla zona, sono le corna, che lo legano indissolubilmente al cervo, il serpente con le corna d’ariete e i torques, tipici collari celti che indicavano un alto rango sociale oltre che essere, forse, intrisi di un profondo significato magico e religioso. Il cervo era, tra i celti, uno degli animali più profondamente venerati (nonostante fosse spesso predato, come illustrano decine di incisioni rupestri): emblema della fertilità, della ricchezza della foresta e della velocità, nella simbologia celtica assume anche il valore della vigorosità sessuale a causa della sua aggressività durante la stagione degli amori. Proprio le corna del cervo, che cadono e ricrescono in tempo per conquistarsi il diritto all’accoppiamento, sono l’elemento che viene associato a Cernunnos, in una specie di condensazione di tutte le qualità dell’animale che vengono così attribuite anche al dio. Il serpente con corna d’ariete è un’immagine ibrida che deriva dalla fusione di simboli diversi, fenomeno tipico della simbologia celtica per moltiplicare il potere evocativo: in questo caso si connette, ancora una volta, la fertilità dell’ariete con il serpente, legato all’elemento ctonio e alla rigenerazione. L’associazione con Cernunnos è antichissima e sembra plausibile che servisse ad intensificare il potere già attribuito alla divinità: nel caso del serpente con le corna d’ariete la relazione sembra quasi simbiotica, arrivando addirittura, in alcune rappresentazioni, a costituire i piedi del dio.

(tratto da Miranda Green, Dizionario di mitologia celtica)

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