Chiara (o Chiaretta) è un’orfana che venne abbandonata all’età di due mesi davanti all’istituto della Pietà di Venezia nell’aprile del 1718. Non un fatto nuovo: gli ospedali di Venezia erano istituti che fin dal sedicesimo secolo si occupavano dei bambini abbandonati e che si prefiggevano l’alto e nobile obiettivo di farne cittadini utili alla comunità, con scopi pratici o artistici. La Pietà di Venezia aveva raggiunto una grande fama in tutta Europa, grazie all’alto livello della formazione artistica delle fanciulle ospitate (le “putte”) e grazie ai benefici di una classe altolocata e prodiga di beneficienza con cui si era formata una delle più straordinarie orchestre europee, in grado di rivaleggiare con le grandi istituzioni dell’epoca.

Illustri insegnanti e compositori concorsero a questa esplosione di talenti. A questo lungo cammino presero parte non solo musicisti che ancora oggi ascoltiamo ed eseguiamo, come Vivaldi, Galuppi, Hasse…, ma anche una generazione di grandi insegnanti che istruirono al linguaggio musicale le ragazze che, chiuse negli istituti per gran parte della loro vita (in alcuni casi, come per Chiara, per tutto lo svolgersi dell’esistenza) videro passare tra le grate della clausura la rivoluzione del vocabolario musicale, tra barocco e classicismo.

Chiara all’età di 12 anni fu introdotta al violino; ci piace credere che fu proprio il grande Vivaldi a mostrarle i primi rudimenti dello strumento, ma fu certamente Anna Maria (la grande prima allieva del “prete rosso”) la sua insegnante.

 

 

 

 

 

 

 

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