IL LUNGO CORRIDOIO DELL’UOMO NERO

Performance dal vivo
SPAZIO CALDAIE

performer Carlos Giovanny Molina Escalona

Incarnazione di tutte le paure, l’Uomo nero è una presenza dai lunghi artigli avvolta nella semi oscurità di un lunghissimo corridoio-labirinto, 130 metri appositamente dipinti dall’artista. Addentrarsi in quei meandri pieni di nebbia e segni e presenze grafiche significa incontrarlo e consegnargli i timori più reconditi, più profondi, più innominabili.

YUVAL AVITAL NEI LABORATORI DI SCENOGRAFIA DI FONDAZIONE TEATRO DUE

Ya sabemos que a todos los niños de Europa se les asusta con el coco de maneras diferentes. Con el bute y la marimanta andaluza, forma parte de ese raro mundo infantil, lleno de figuras sin dibujar, que se alzan como elefantes entre la graciosa fábula de espíritus caseros que todavía alientan en algunos rincones de España.
La fuerza mágica del coco es precisamente su desdibujo. Nunca puede aparecer, aunque ronde las habitaciones. Y lo delicioso es que sigue desdibujado para todos. Se trata de una abstracción poética, y, por eso, el miedo que produce es un miedo cósmico, un miedo en el cual los sentidos no pueden poner sus límites salvadores, sus paredes objetivas que defienden, dentro del peligro, de otros peligros mayores, porque no tienen explicación posible. Pero no hay tampoco duda de que el niño lucha por representarse esa abstracción, y es muy frecuente que llame cocos a las formas extravagantes que a veces se encuentran en la Naturaleza. Al fin y al cabo, el niño está libre para poder imaginárselo. El miedo que le tenga depende de su fantasía, y puede, incluso, serle simpático, yo conocí a una niña catalana que en una de las últimas exposiciones cubistas de mi gran compañero de Residencia Salvador Dalí, nos costó mucho trabajo sacarla fuera del local, porque estaba entusiasmada con los papos, los cocos, que eran cuadros grandes de colores ardientes y de una extraordinaria fuerza expresiva.

(Federico García Lorca, Las nanas infantiles, conferencia, 1928)

È risaputo che tutti i bambini d’Europa sono spaventati, in modi diversi, dall’uomo nero. Insieme al bute e la marimanta andalusi, fa parte di quel bizzarro mondo infantile, pieno di figure che non hanno immagine, che spiccano tra la graziosa schiera di spiriti casalinghi che ancora resistono in alcune zone della Spagna.

La forza magica dell’uomo nero è esattamente la mancanza di un contorno. Non appare mai, anche se circonda la stanza. E la cosa interessante è che continua ad essere senza immagine, per tutti. Si tratta di un’astrazione poetica, e, di conseguenza, la paura che produce è universale, una paura alla quale i sensi non possono opporre limiti salvifici o pareti di oggettività per difendersi, all’interno del pericolo, da altri pericoli maggiori, perché non trovano spiegazioni plausibili. Però non c’è dubbio del fatto che il bambino lotti per rappresentarsi questa astrazione e che di frequente lo riconosca nelle forme stravaganti che spesso si trovano in Natura. Alla fin fine, il bambino è libero di poterselo immaginare come vuole. E la paura che ne avrà dipenderà dalla sua fantasia, tanto che potrebbe, addirittura, prenderlo in simpatia; una volta ho conosciuto una bambina catalana che in una delle ultime esposizioni cubiste del mio grande compagno Salvator Dalí ci ha fatto impazzire per convincerla ad uscire dalla sala, tanto era appassionata da quelli che chiamava papos, o cocos, che erano grandi quadri vivacemente colorati e di grande forza espressiva.

(Federico García Lorca, Las nanas infantiles, conferenza, 1928)

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