IL MERCANTE DI VENEZIA

di William Shakespeare

traduzione di Dario Calimani

con l’Ensemble Teatro Due
Cristina Cattellani
Paola De Crescenzo
Davide Gagliardini
Luca Nucera
Massimiliano Sbarsi
Nanni Tormen
Emanuele Vezzoli

con
Fiorella Ceccacci Rubino
Luchino Giordana

e con
Manuela Biancoli
Alessio Del Mastro
Salvatore Pappalardo
Gianpiero Pitinzano
Carlo Sella

musicisti Inesa Baltatescu e Bati Bertolio

musiche
 Alessandro Nidi
scene Tiziano Santi
assistente costumista Nika Campisi
costumi Gianluca Falaschi
luci Claudio Coloretti
Assistente alla regia Chiara Girlando
regia
Walter Le Moli

produzione Fondazione Teatro Due

 

Capolavoro di ambiguità, fin dal titolo Shakespeare sembra indicarci le coordinate di questa storia nera ambientata in Italia. L’azione oscilla continuamente fra due spazi, Venezia, in particolare Rialto, che per Shakespeare vuol dire la City, il luogo degli affari, dove il denaro viene fatto e, soprattutto, speso, e Belmonte, il mondo della favola e della raffinata idea aristocratica, rinascimentale del denaro.
Chi è avido in questa commedia? Shylock? O forse il ricco ebreo è l’unico che ammette il suo attaccamento ai soldi, resistendo ad ogni tentativo di snaturare la sua vita, la sua religione, i suoi costumi?
Il rapporto con il denaro è un tema potentissimo che irradia di luce chiaroscurale tutti i caratteri dell’opera, da Antonio, il mercante del titolo, al suo ambiguissimo sodale Bassanio, da Porzia, castellana di Belmonte, a Jessica, figlia “di sangue ma non di costumi” dell’ebreo, lungo tutta la costellazione umana di servi, signori, mercanti che brulicano negli interstizi della vicenda narrata da Shakespeare. Chi può dirsi giusto fra costoro? Shylock, che brandisce il contratto controfirmato da Antonio tirando in gioco la libbra di carne? Porzia, con il suo coup de théâtre durante il processo di fronte al Doge? Soprattutto, viene fatta realmente giustizia?

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