ivanov dini gruppo fiume lamanna
foto Michele Lamanna

“In Čechov il tragico appare sempre un po’ assurdo”, ha affermato Peter Brook, ed è in questa dimensione tragica e allo stesso tempo assurda, grottesca, che il regista e attore Filippo Dini ha immerso il suo Ivanov, spettacolo prodotto da Fondazione Teatro Due con Teatro Stabile di Genova nel 2015: una messa in scena con 9 attori (lo stesso Filippo Dini e Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Valeria Angelozzi, Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Fulvio Pepe), ciascuno con il suo doppio, in un’alternanza di ruoli tale da riunire i due mondi dell’immaginario cechoviano, tragico e grottesco. La messa in scena si è avvalsa della nuova traduzione di Danilo Macrì, con scene e costumi ideati da Laura Benzi, luci disegnate da Pasquale Mari e musiche di Arturo Annecchino.

La messa in scena si è avvalsa della nuova traduzione di Danilo Macrì, con scene e costumi ideati da Laura Benzi, luci disegnate da Pasquale Mari e musiche di Arturo Annecchino. La tournée che è seguita al debutto ha consacrato Ivanov come uno degli spettacoli migliori dell’anno 2016, a giudizio unanime di pubblico e critica. I giornali hanno scritto che Ivanov è “…un esempio di eccellente teatro di rappresentazione, privo di autocompiacimento, fabbrica di storie immortali in grado di rivaleggiare, se non superare, il mondo del cinema.”, che è “un capolavoro contemporaneo”, che “..è davvero difficile vedere Cechov fatto così bene, almeno da un po’ di anni”, che “…questo Cechov è uno dei migliori mai visti finora.” Il pubblico ha riempito, fra le altre, le sale del Teatro Franco Parenti di Milano, del Teatro Stabile di Genova, del Teatro Eliseo di Roma salutando gli attori, con lunghissimi applausi e manifestando grande divertimento e soddisfazione. Lo spettacolo infine è stato insignito di due importanti riconoscimenti: il Premio Le Maschere del Teatro 2016 tributato a Filippo Dini come miglior regia e il Premio ANCT a Orietta Notari per la sua interpretazione.

Quali i motivi di un successo non annunciato, dato che Ivanov è da sempre ritenuto uno dei testi meno riusciti dell’autore russo, il suo primo vero testo teatrale, scritto all’età di 27 anni?
“Ivanov è un testo carico di passione, di erotismo e di comicità. La gente ha un’idea malinconica e polverosa di Čechov, ma quest’opera, nella nuova straordinaria traduzione di Danilo Macrì propone uno sguardo ironico e divertito sulle tragedie umane” – ha raccontato Filippo Dini. “In Ivanov Čechov racconta, con una magistrale commistione di comicità e dramma, gli ultimi anni di vita di un uomo che fa i conti con la propria inadeguatezza verso il mondo e con l’irrimediabile perdita di ogni speranza nei confronti della vita. La sua lotta contro le forze esistenziali opposte che lo stritolano e lo ostacolano quotidianamente nei rapporti con i suoi amici, con i suoi nemici, con sua moglie, si dispiega in scena attraverso un’emotività e una brutalità dirompenti. L’uomo superfluo, come si autodefinisce Ivanov, che non riesce ad applicare le proprie energie alla vita e soccombe al proprio destino, è vittima delle sue stesse passioni; le sue aspirazioni intellettuali unite al perenne senso d’impotenza fanno di lui un eroe negativo, incapace d’affrontare la crisi. Durante i miei studi sul testo ho realizzato che la noia raccontata da Čechov non è quell’accidia petrarchesca tipicamente occidentale, il connubio divano e telecomando. La noia dell’Ivanov è una nevrastenia che nasce dalla commistione di tre elementi: l’incomprensione, la responsabilità e l’impotenza. Un sentimento che racconta la Russia stessa, fatta di spazi enormi che sono contemporaneamente incomprensibili, su cui si sente comunque la responsabilità di doverli “coltivare” e tuttavia ne si avverte l’infinità e l’impossibilità a farlo. Sfatiamo però la convinzione che Ivanov sia un testo noioso e polveroso. La noia, certo, è uno degli argomenti cardine della commedia, anzi, principalmente in tutta la sua produzione letteraria l’autore si è occupato proprio di questo: descrivere i modi più disparati che l’uomo escogita per sottrarsi alla noia”.

La regia di Filippo Dini, alla guida un formidabile ensemble di attori, ha dato vita a personaggi portatori di un infuocato desiderio di resistere allo spleen che li attanaglia, creando una messinscena di coinvolgente passionalità e trascinante ironia.

“In Čechov il tragico appare sempre un po’ assurdo”, ha affermato Peter Brook, ed è in questa dimensione tragica e allo stesso tempo assurda, grottesca, che il regista e attore Filippo Dini ha immerso il suo Ivanov, spettacolo prodotto da Fondazione Teatro Due con Teatro Stabile di Genova nel 2015: una messa in scena con 9 attori (lo stesso Filippo Dini e Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Valeria Angelozzi, Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Fulvio Pepe), ciascuno con il suo doppio, in un’alternanza di ruoli tale da riunire i due mondi dell’immaginario cechoviano, tragico e grottesco. La messa in scena si è avvalsa della nuova traduzione di Danilo Macrì, con scene e costumi ideati da Laura Benzi, luci disegnate da Pasquale Mari e musiche di Arturo Annecchino.

La messa in scena si è avvalsa della nuova traduzione di Danilo Macrì, con scene e costumi ideati da Laura Benzi, luci disegnate da Pasquale Mari e musiche di Arturo Annecchino. La tournée che è seguita al debutto ha consacrato Ivanov come uno degli spettacoli migliori dell’anno 2016, a giudizio unanime di pubblico e critica. I giornali hanno scritto che Ivanov è “…un esempio di eccellente teatro di rappresentazione, privo di autocompiacimento, fabbrica di storie immortali in grado di rivaleggiare, se non superare, il mondo del cinema.”, che è “un capolavoro contemporaneo”, che “..è davvero difficile vedere Cechov fatto così bene, almeno da un po’ di anni”, che “…questo Cechov è uno dei migliori mai visti finora.” Il pubblico ha riempito, fra le altre, le sale del Teatro Franco Parenti di Milano, del Teatro Stabile di Genova, del Teatro Eliseo di Roma salutando gli attori, con lunghissimi applausi e manifestando grande divertimento e soddisfazione. Lo spettacolo infine è stato insignito di due importanti riconoscimenti: il Premio Le Maschere del Teatro 2016 tributato a Filippo Dini come miglior regia e il Premio ANCT a Orietta Notari per la sua interpretazione.

Quali i motivi di un successo non annunciato, dato che Ivanov è da sempre ritenuto uno dei testi meno riusciti dell’autore russo, il suo primo vero testo teatrale, scritto all’età di 27 anni?
“Ivanov è un testo carico di passione, di erotismo e di comicità. La gente ha un’idea malinconica e polverosa di Čechov, ma quest’opera, nella nuova straordinaria traduzione di Danilo Macrì propone uno sguardo ironico e divertito sulle tragedie umane” – ha raccontato Filippo Dini. “In Ivanov Čechov racconta, con una magistrale commistione di comicità e dramma, gli ultimi anni di vita di un uomo che fa i conti con la propria inadeguatezza verso il mondo e con l’irrimediabile perdita di ogni speranza nei confronti della vita. La sua lotta contro le forze esistenziali opposte che lo stritolano e lo ostacolano quotidianamente nei rapporti con i suoi amici, con i suoi nemici, con sua moglie, si dispiega in scena attraverso un’emotività e una brutalità dirompenti. L’uomo superfluo, come si autodefinisce Ivanov, che non riesce ad applicare le proprie energie alla vita e soccombe al proprio destino, è vittima delle sue stesse passioni; le sue aspirazioni intellettuali unite al perenne senso d’impotenza fanno di lui un eroe negativo, incapace d’affrontare la crisi. Durante i miei studi sul testo ho realizzato che la noia raccontata da Čechov non è quell’accidia petrarchesca tipicamente occidentale, il connubio divano e telecomando. La noia dell’Ivanov è una nevrastenia che nasce dalla commistione di tre elementi: l’incomprensione, la responsabilità e l’impotenza. Un sentimento che racconta la Russia stessa, fatta di spazi enormi che sono contemporaneamente incomprensibili, su cui si sente comunque la responsabilità di doverli “coltivare” e tuttavia ne si avverte l’infinità e l’impossibilità a farlo. Sfatiamo però la convinzione che Ivanov sia un testo noioso e polveroso. La noia, certo, è uno degli argomenti cardine della commedia, anzi, principalmente in tutta la sua produzione letteraria l’autore si è occupato proprio di questo: descrivere i modi più disparati che l’uomo escogita per sottrarsi alla noia”.

La regia di Filippo Dini, alla guida un formidabile ensemble di attori, ha dato vita a personaggi portatori di un infuocato desiderio di resistere allo spleen che li attanaglia, creando una messinscena di coinvolgente passionalità e trascinante ironia.

IVANOV, di ANTON ČECHOV

streaming dal 16 al 18 gennaio 2021 

Nicola Lagioia su IVANOV

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foto Laila Pozzo

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