L’ULTIMO AMORE DEL PRINCIPE GENJI

un progetto creato da Marilena Katranidou

TEATRO DUE
9 / 12 ottobre

durata 70 minuti

spettacolo in lingua greca con sopratitoli

con Aliki Atsalaki, Dimitra Kandia, Eirini Kyriakou, Sotiria Koutsopetrou, Martha Pasakopoulou, Katerina Peki, Konstantina Samara, Christos Strinopoulos, Vasilis Tryfoultsanis
e con Oros ensemble
Eirini Krikoni violino, Dimitris Karagiannakidis violoncello, Kostas Zigeridis bayan, Vasilis Zigeridis kanun, Antonios Tsachtanis clarinetto

scene e costumi Dido Gkogkou
luci Luca Bronzo
musiche originali Apostolis Koutsogiannis

sculture Vincenza Zampardi

direzione coro e preparazione vocale Dimitra Kandia
coreografie Martha Pasakopoulou
collaborazione drammaturgica Korina Vasileiadou
videographer / assistant director Karina Logotheti

artistic collaborator Simos Riniotis
video Andrea Morgillo

produzione Fondazione Teatro Due / Teatro Festival Parma
si ringrazia per la collaborazione National Theatre of Greece

Spettacolo creato nell’ambito del progetto di Reggio Parma Festival
ARCIPELAGHI 2025

Ispirata a L’ultimo amore del principe Genji di Marguerite Yourcenar, tratta dalla raccolta Racconti orientali, la performance è una cerimonia atipica sul ricordare e il dimenticare, un tentativo di mappare i paesaggi mentali del ricordo e di capire come il suono possa evocare ricordi a lungo sepolti.

Alla base del racconto c’è il classico giapponese dell’XI secolo Genji Monogatari di Murasaki Shikibu, rielaborato dalla penna delicata di Yourcenar. Il fulcro di tutti i Racconti orientali è l’uomo che affronta una sorte capricciosa e precaria; così il principe Genji e la Signora-del-villaggio-dei-fiori-che-cadono sono messi alla prova dagli eventi e lottano per avere il controllo del loro destino, trovandosi costantemente di fronte all’ineluttabilità della morte. La loro vicenda è quasi uno studio sul desiderio e sull’oblio. L’astrazione, la semplicità e, allo stesso tempo, la cura meticolosa nella scelta delle parole, elementi tipici della scrittura e dell’estetica dell’Asia orientale, creano un dipinto figurativo vivo, incentrato sui giorni più umani e vulnerabili del mito del Principe Genji: i suoi ultimi giorni. Per Genji, tutto – persone, oggetti, emozioni – ha una fine comune: la morte. L’unico modo per dare valore e significato alla vita è attraverso la memoria. La storia che viene presentata si dipana come gli steli del desiderio: radicati profondamente nella terra, eppure forti nella loro sfida alla gravità. Le foglie, pur essendo legate alla terra, si rivolgono verso l’alto, verso il sole, a simboleggiare la tensione tra memoria e oblio. I personaggi sono incarnazioni di lotte umane universali: rappresentano l’eterna tensione tra desiderio di vita e forze che ci radicano. Ognuno di noi potrebbe essere il Principe o la Signora. Questo lavoro è un viaggio di introspezione, un’esplorazione dell’arte dell’ascolto. Le parole, pur essendo essenziali, trascendono il loro significato per diventare ritmo, struttura e suono, aprendo nuovi mondi e rivelando verità profonde.

La storia sarà narrata da un gruppo di artisti composto da musicisti, da un ensemble vocale e da performer, con l’obiettivo di catturare l’essenza della realtà all’interno di una storia di personaggi mitici. L’ensemble vocale riflette la ricchezza e la complessità dell’esperienza amorosa femminile, fungendo non solo da narratore, ma anche da veicolo di sperimentazione vocale. Esplorando un’ampia gamma di tecniche, che spaziano dalle armonie polifoniche tradizionali agli esperimenti vocali d’avanguardia, e un vasto spettro di identità ed emozioni femminili. Attraverso questo dialogo intergenerazionale, l’ensemble vocale femminile diventa più di un semplice coro: si trasforma in una rappresentazione vivente delle molteplici fasi della femminilità. Un elemento centrale delle composizioni vocali è l’inserimento dell’iso vocale (ison), che porta con sé anche importanti connotazioni derivanti dal suo utilizzo nella musica ecclesiastica bizantina, dove viene impiegato per sottolineare la struttura modale del canto.

ph. Andrea Morgillo