di Anton Cechov con Giancarlo Ilari, Tania Rocchetta, Marcello Vazzoler costumi Gialuca Falaschi direzione Nicoletta Robello

“La steppa mi è costata tanta energia che per un bel pò non voglio far niente di serio” è ciò che scrive Cechov all’inizio del 1888. “Per non star con le mani in mano ho scritto un vaudeville”. Si tratta dell’ Orso. Pochi mesi dopo Cechov scriverà Una domanda di matrimonio. Un vaudeville quindi, o “scherzo” come anche lo chiama. E non c’è dubbio che di vaudeville si tratti; ritmo vorticoso, caratteri invincibili, le risate scritte come su spartito musicale. E una struttura acrobatica che non lascia respirare né gli attori né gli spettatori. Eppure, nonostante lo faccia con la mano sinistra, Cechov affida a questi scherzi scritti a grappolo un sapore ed un umore realistici e sanguigni, sovrapponendoli alle stesse tenute di campagna ipotecate e alle stesse famiglie devastate dei più noti lavori. E i giochi che fa con i malesseri dei personaggi travolti da incontenibile passione stanno in bilico su un perenne collasso che può diventare reale ad ogni istante, e resta sempre un gioco. “Quando la mia vena sarà inaridita, mi metterò a scrivere vaudeville e ci camperò su. Mi sembra che potrei scriverne un centinaio all’anno. I soggetti mi zampillano fuori come il petrolio dal suolo di Baku”. Nicoletta Robello Ne Una domanda di matrimonio, si raccontano gli esilaranti tentativi di un proprietario terriero di combinare il matrimonio tra la propria figlia e il padrone della tenuta vicina. Tra equivoci, litigi, svenimenti, terreni contesi e cani da caccia, è tutto un andirivieni di proposte, annullamenti, ripensamenti. Alla fine i due si fidanzeranno, ma chissà quale vita coniugale li attenderà… Un atto unico intriso di un’ironia leggera, di uno sguardo benevolo sui personaggi e sulle loro debolezze.

produzione Fondazione Teatro Due Teatro Due, dal 23 febbraio al 15 marzo 2009 ore 21.00

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