LUNGA GIORNATA VERSO LA NOTTE

di Eugene O’Neill
traduzione di Bruno Fonzi

con
Milvia Marigliano
Arturo Cirillo
Rosario Lisma
Riccardo Buffonini

scene Dario Gessati
costumi Tommaso Lagattolla
luci Mario Loprevite

regia Arturo Cirillo
assistente alla regia Mario Scandale
assistente scene Maddalena Moretti
assistente costumi Donato Di Donna

un ringraziamento per la collaborazione a
Lucia Rho

 

produzione Tieffe Teatro Milano

Spazio Grande

20 e 21 dicembre 2018, ore 20.30

Lunga giornata verso la notte, si svolge nell’arco di un giorno lunghissimo, in cui i membri della famiglia Tyrone, disfatta da miserie fisiche e morali, si urlano in faccia l’uno contro l’altro la propria disperazione e la propria solitudine, annegando nel buio del dolore. Il padre James è un ex-attore ricco ma avaro che si rifugia nell’alcool, la madre Mary una donna rovinata dalle droghe e che ha paura della realtà, il figlio minore Edmund malato che presagisce la fine, il maggiore James Jr. un alcolista disadattato.

Dopo aver messo in scena Zoo di vetro di Tennessee Williams e Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, il regista Arturo Cirillo conclude la sua trilogia sulla drammaturgia statunitense contemporanea, scegliendo Lunga giornata verso la notte del premio Pulitzer Eugene O’Neill.

“Per concludere la trilogia americana affrontata con il Teatro Menotti di Milano, e nata qualche anno fa da un desiderio di un incontro scenico tra me e Milvia Marigliano, ho scelto Lunga giornata verso la notte di Eugene O’ Neill.
È sempre la famiglia quella che si mette in scena, come se il grande sogno americano non potesse se non partire da lì, dove tutto ha inizio e dove tutto a volte si conclude. Una lunga notte, ancora in compagnia di un fiume di alcol, questa volta con in più anche il senso di una malattia, e la dipendenza da droghe. Come nei due testi già portati in scena ciò che m’interessa è la forza dei dialoghi e la possibilità di costruire quattro grandi interpretazioni. E se negli spettacoli precedenti avevo usato un impianto volutamente non naturalistico per uscire dal melò e da una certa convenzionalità, qui è il teatro nel suo chiaro essere ad apparirmi alla mente. Il capofamiglia è un attore, dalla carriera incerta, il suo primogenito è stato un attore senza motivazioni, ma costretto a recitare dal padre, desideroso di vederlo in qualche modo sistemato. Ma possiamo considerare attori tutti e quattro i protagonisti di questa lunga nottata, dove la nebbia è data dalla macchina del fumo, dove gli attori/personaggi escono e rientrano nel proprio camerino, come nella propria solitudine.
Il testo di O’ Neill mi si è rivelato come un enorme celebrazione dell’immaginazione, dove i personaggi hanno continuamente un doppio binario di menzogna e verità.”

Arturo Cirillo

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