Macbeth Compagnia del Collettivo compagnia del collettivo
Sigarette e un piumone di plastica.
Paolo Bocelli ricorda il suo Macbeth:
Imprevisti a corte. Roberto Abbati racconta quando la vita entra in teatro:

Se Amleto rappresentava il primo punto di un movimento dialettico, in questo spettacolo, alla speranza di cambiare il mondo con la parola si sostituisce quella di cambiare il mondo con un’azione. Caso mai appoggiando quell’azione a qualche slogan ideologico. Questo è Macbeth che non ragiona sulle azioni, ma le compie appoggiandosi su una falsa profezia. Questi erano in Italia gli anni di piombo, gli anni di chi compiva azioni appoggiandosi su una “profezia” scritta mentre attorno a lui il mondo colpito dalla violenza da ogni parte cadeva nell’indifferenza più assoluta e ogni gesto che voleva diventare eroico o santo rischiava di diventare solo una tragica gaffe. L’unica tragedia del nostro Macbeth è nei nostri giorni l’assenza della possibilità della tragedia, è l’assenza totale del pathos, è l’assimilazione della violenza come gesto primitivo, è l’abitudine alla violenza che diventa indifferenza.
Niente si spiega, tutto è. Quando le streghe nel nostro allestimento mostrano il trono e Macbeth chiede che cosa significhi, la strega risponde: significa una sedia. Questo è il Macbeth.
Questa è “Assenza nella violenza” e, nel movimento della dialettica, rappresenta l’antitesi.

(Compagnia del Collettivo, nel corso dello Shakespeare Symposium)

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