“Come si diffonde e si propaga il panico collettivo?
Cosa succede nelle città dopo gli attentati? Cosa è successo con lo Tsunami o durante una pandemia?
Non siamo di fronte ad una paura, ma ad un insieme di paure di singole persone che si propagano e si uniscono creando uno stato d’animo collettivo. La psicoanalisi semplifica e parla, per tutto, di “fobia”, cercando di “fissare” le diverse paure in una unica forma. Ma oggi ogni spavento ha una sua dinamica. E non possiamo soffermarci su quello che è il possibile “oggetto” della paura – il terrorista, lo straniero, l’epidemia – ma allargare lo sguardo alle definizioni stesse di paura.”

A dire queste cose è stato il semiologo Paolo Fabbri, invitato da Teatro Due nel novembre del 2005 a inaugurare un ciclo di seminari chiamato PAURA e dedicato all’approfondimento sulle paure del mondo e dell’uomo contemporaneo.
Filosofi, semiologi, artisti, storici, antropologi, esponenti di punta della cultura nazionale ed internazionale, sono intervenuti su vari aspetti di questo tema, proponendo riflessioni dirette, approfondite, ma ampiamente accessibili al folto pubblico che ha partecipato agli incontri.
In teatro, luogo in cui la paura è innanzitutto una “condizione” del mestiere dell’attore, sono state indagate minuziosamente le modalità del suo superamento, fornendo spunti per non aver paura della paura.

Ecco perché abbiamo deciso di riproporre la conferenza di Paolo Fabbri dal titolo LO SPETTRO DELLE PAURE, un incontro che ebbe luogo a Teatro Due il 24 novembre 2005.

 

Paolo Fabbri
È Docente di Semiotica presso la Scuola di Giornalismo, LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma e Docente di Semiotica dell’Arte, Master of Arts, sempre alla LUISS; è membro del Collegio del Dottorato di Scienza della Complessità, Università di Urbino e membro del Collegio Docenti del Dottorato di ricerca in Comunicazione e Nuove Tecnologie dello IULM di Milano.
Ha sviluppato la sua riflessione sulle teorie del linguaggio e sulle pratiche comunicative, interrogandone criticamente i fondamentali modelli epistemologici e filosofici. La sua attenzione al dibattito teorico si accompagna a un’acuta sensibilità di analisi delle forme di comunicazione tipiche della società contemporanea. Tra le sue opere: La svolta semiotica (Laterza 1998), Elogio di Babele (Meltemi 2000), Segni del tempo. Un lessico politicamente scorretto (Meltemi 2004), Fellinerie. Incursioni semiotiche nell’immaginario di Federico Fellini, Rimini: Guaraldi, 2011, L’efficacia semiotica. Risposte e Repliche, Milano: Mimesis 2017, Elogio del conflicto, Madrid: Sequitur, 2017.

 

prof. Paolo Fabbri - Lo spettro delle paure (Teatro Due, 24.11.2005)

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