Sono in corso le prove della nuova produzione di Fondazione Teatro Due la cui “prima” è prevista nella Stagione 2021: l’Ensemble Stabile Attori sarà diretto da Lucrezia Le Moli, al suo debutto alla regia teatrale, in Un figlio del nostro tempo, suo adattamento scritto insieme ad Amedeo Guarneri dall’omonimo romanzo di Ödön von Horváth. Un nuovo spettacolo tratto dalla ricchissima e sempre sorprendente produzione scritta del grande autore austro-ungarico, considerato una delle più grandi voci della letteratura europea del primo Novecento e al quale Teatro Due aveva dedicato un progetto speciale nella stagione 2013/2014 portando in scena due dei suoi testi teatrali più famosi e il suo capolavoro letterario Gioventù senza Dio.

Edmund Josef von Horváth nasce a Fiume nel 1901. Figlio di un diplomatico dell’Impero austro-ungarico, trascorre gli anni dal 1908 – quando riceve a Budapest la sua prima educazione in ungherese da un maestro privato – al 1918 – quando torna a Budapest e ricomincia i suoi primi esercizi di scrittura poetica – cambiando continuamente città, cultura e lingua di insegnamento e si ritrova dunque, all’alba della maggiore età, con un passaporto ungherese in tasca ma la lingua tedesca in bocca, spettatore degli sconvolgimenti dell’Europa post-bellica. Totalmente privo di identità nazionale e di radici, osserva lo spettacolo che gli si pone dinanzi agli occhi e ne deriva una scrittura capace di descrivere la realtà intorno a lui con clinica e disarmante precisione. Troverà stabilità solo nel 1924, a Berlino, dove potrà iniziare la carriera di scrittore che culminerà nel 1931 con l’assegnazione del Premio Kleist. Di lì a pochi anni la censura del partito nazional-socialista lo obbligherà a continui spostamenti fino alla fuga. Morirà nel 1938, schiacciato da un castagno sugli Champs Elysees a Parigi, il 1° giugno 1938.

“Perché se anche uno marcia sempre accanto a te, a destra e sinistra, giorno e notte,
resti comunque un ponte ghiacciato solitario.

E i monti, loro crescono giorno e notte, ma tu, tu, decresci.
Tu ti ritiri in te stesso e ti accovacci dentro di te come un vecchio gufo.”

(dal romanzo Un figlio del nostro tempo, di Ödön von Horváth)

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