In origine, gli esseri umani non sono quasi niente: atomi ciechi, sepolti sottoterra e destinati a scomparire. Ignorano tutto della vita, del mondo, degli dei. Bisogna donare loro la tecnica perché imparino la sopravvivenza, la lingua, le stagioni, la medicina, l’intelligenza dei segni che gli inviano gli immortali. Solo un dio poteva fare loro questo dono; abbandonata a se stessa, l’umanità sarebbe rimasta ignorante, non sarebbe sopravvissuta. Questo dio, Prometeo, doveva essere un ribelle. Doveva scuotere l’ordine immobile degli dei soddisfatti della loro perfezione, e rubare loro la cosa più instabile, più mobile, più trasformatrice, il fuoco, che è la base di ogni tecnica, e darlo ai mortali.

In Grecia, l’idea di un legame fondamentale tra umanità e tecnologia era già nella mitologia, con Esiodo, e in filosofia, con Eraclito. Come farne teatro? Come farne una tragedia?
Eschilo, se è l’autore di Prometeo incatenato (o è suo figlio, o entrambi?), inventa una macchina (= un dispositivo) teatrale paradossale. Il dio ribelle, sempre infido, labile, inafferrabile, è per la prima volta costretto a una rigida immobilità, inchiodato a una roccia. Tutto sembra fermo una volta per tutte. Regna l’ordine; gli umani sono condannati. Ma la tecnica prevarrà, spezzerà questa camicia di forza e aprirà il tempo, creerà spettacolo con le sue sorprese. Per questo, prenderà la forma del materiale che privilegia il teatro, cioè il linguaggio, quello del dio immobile e del coro, in tutte le tonalità del linguaggio, in tutte le sue astuzie e minacce. L’ordine delle cose è frantumato. Il teatro mostra che sa come entrare nel cuore delle dinamiche di uomini e dei, meglio, senza dubbio, di qualsiasi discorso che ne parli dall’esterno.

Il 12 giugno 2019, in vista del debutto del Prometeo incatenato diretto da Fulvio PepePierre Judet De La Combe conduceva Prometeo inventore dell’umanità, il primo di due incontri dedicati all’opera di Eschilo.

 

Pierre Judet De La Combe, ellenista francese di fama internazionale, è attualmente direttore degli studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove insegna Interpretazione letteraria e direttore di ricerca al CNRS. Autore delle principali traduzioni in francese di testi teatrali e poetici greci, La Combe è anche autore di una vasta bibliografia erudita ma anche più divulgativa come testimonia il libro L’Avenir des langues. Repenser les Humanités (Le Cerf), resoconto di una missione ministeriale lanciata da Jack Lang sull’insegnamento delle lingue antiche in Europa, scritto nel 2004 insieme a Heinz Wismann, e il più recente L’Avenir des Anciens. Oser lire les Grecs et les Latins (Albin Michel) del 2016.
Ha collaborato con numerosi registi, fra cui Ariane Mnouchkine, continua a tradurre per il teatro e collabora stabilmente con il teatro marsigliese Des Bernardines.

Prometeo inventore dell'umanità

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