Ginestra Paladino

RITRATTO DI DORA M.

parole di Fabrizio Sinisi

PICCOLA SALA
7 / 11 marzo, ore 20:30
12 marzo, ore 16:00

con
Ginestra Paladino

musiche originali Carlo Boccadoro
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Sarah Chiarcos
suono Silvia Laureti
assistente alla regia Michele Basile
la maschera del Minotauro è di Mimmo Paladino

regia Francesco Frongia

produzione Teatro Filodrammatici di Milano
debutto nazionale con Campania Teatro Festival Italia

Ginestra Paladino

RITRATTO DI DORA M.

parole di Fabrizio Sinisi

PICCOLA SALA
7 / 11 marzo, ore 20:30
12 marzo, ore 16:00

con
Ginestra Paladino

musiche originali Carlo Boccadoro
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Sarah Chiarcos
suono Silvia Laureti
assistente alla regia Michele Basile
la maschera del Minotauro è di Mimmo Paladino

regia Francesco Frongia

produzione Teatro Filodrammatici di Milano
debutto nazionale con Campania Teatro Festival Italia

Dora Maar sarebbe stata apprezzata e ammirata se non fosse stata l’amante di Picasso? E le sue fotografie sarebbero passate alla storia? Sì, non c’è dubbio. Ma Dora Maar è stata vittima di un cliché: essere, secondo lo stesso Picasso, La donna che piange”.
(Victoria Combalìa, catalogo della mostra Nonostante Picasso – 2014 Palazzo Fortuny, Venezia)

Dora Maar ha attraversato tutto il ‘900 (era nata a Parigi nel 1907 e a Parigi morirà 90 anni dopo nel 1997) e nella prima metà della sua vita è stata sempre vicina al cuore della Parigi artistica e culturale dell’epoca, in quel momento magico e irripetibile in cui la città era il centro del mondo. La sua carriera fotografica fu breve, ma intensa: si colloca fra il 1931 e il 1937, anno in cui, spinta da Picasso, abbandonò la fotografia per la pittura, dopo aver testimoniato con una serie di storici scatti la creazione di Guernica. In seguito, avrebbe riesumato e rielaborato vecchi negativi, conseguendo risultati estremamente interessanti. Questo passaggio dalla fotografia, un’arte che Dora padroneggiava con maestria, alla pittura, in cui non arriverà mai a superare una faticosa mediocrità, è uno dei momenti che delineano un percorso esistenziale segnato da brusche cesure e dolorosi cambi di rotta. Al momento dell’incontro con Pablo, Dora è una donna realizzata, dalla bellezza fiammeggiante. Picasso la vede per la prima volta in un ristorante mentre gioca con un affilato coltello e conserverà per tutta la vita il suo guanto di pizzo nero sporco di sangue, reliquia del loro colpo di fulmine. Dora era stata l’amante di Bataille, amica di Eluard, di Prévert, di Bunuel. Le sue foto testimoniavano la Parigi proletaria dell’epoca, erano foto poetiche e politiche nello stesso tempo che ritraevano gli abitanti della cosidetta “Zone”, una sorta di bidonville ai confini della città, o, a Barcellona, il popolo della Boqueria, il suo impegno politico coincideva con la sua appartenenza al gruppo dei surrealisti, di cui era un’esponente non secondaria. Cinque anni dopo, alla fine della sua relazione con Picasso, che la lascia per la più giovane Francoise Gilot, Dora è una donna spezzata, che si aggira nuda nell’androne di casa sua, in preda a una crisi psicotica. “Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli questa soddisfazione”. Fu soccorsa, curata e accudita da Jacques Lacan e da sua moglie Sylvia Bataille e trovò due strade per superare l’abbandono: la pittura e la religione. Dopo un breve periodo “mondano” in compagnia di Marie Laure de Noailles, in cui frequentò Cocteau, Balthus, Lucien Freud, Alice Toklas, Dora Maar poco a poco si chiuse in un’esistenza fatta di meditazione, di preghiera e di solitudine, una clausura misteriosa che durò quasi cinquant’anni e in cui nessuno fu mai ammesso. Sono queste tre immagini di donna così lontane fra loro che ci hanno affascinato, incuriosito e appassionato. Dora Maar raggiante musa dei surrealisti, la donna che gioca coi coltelli, Dora Maar, la donna che piange nei ritratti di Picasso, annientata da un amore assoluto, Dora Maar la reclusa, la mistica piegata nel corpo dall’artrosi, ma sempre più raffinata nello spirito. Ginestra Paladino ha lanciato una provocazione che abbiamo raccolto con gioia, coinvolgendo per la scrittura del testo Fabrizio Sinisi, che ci è sembrato avere il tocco e il linguaggio perfetti per costruire questo trittico: tre facce, tre maschere, tre stazioni di un percorso esistenziale unico, lontani da qualsiasi tentazione di biopic, più vicini all’idea di una sorta di melologo in cui la musica di Carlo Boccadoro – un musicista che ha l’esperienza teatrale e la versatilità per “dipingere” questi ritratti musicali – accompagna la voce di Dora, immersa nel flusso di immagini che creeremo per lei, attraverso le tre tappe della sua lunga vita.

Dora Maar sarebbe stata apprezzata e ammirata se non fosse stata l’amante di Picasso? E le sue fotografie sarebbero passate alla storia? Sì, non c’è dubbio. Ma Dora Maar è stata vittima di un cliché: essere, secondo lo stesso Picasso, La donna che piange”.
(Victoria Combalìa, catalogo della mostra Nonostante Picasso – 2014 Palazzo Fortuny, Venezia)

Dora Maar ha attraversato tutto il ‘900: nella prima metà della sua vita è stata sempre vicina al cuore della Parigi artistica e culturale dell’epoca; incontra Picasso che è una donna realizzata, dalla bellezza fiammeggiante: alla fine della loro relazione è una donna spezzata, che si aggira nuda nell’androne di casa sua, in preda a una crisi psicotica. Si chiude infine in un’esistenza fatta di meditazione, di preghiera e di solitudine, una clausura misteriosa che dura quasi cinquant’anni e in cui nessuno è ammesso. Sono queste tre immagini di donna così lontane fra loro che rivivono nella performance di Ginestra Paladino: tre facce, tre maschere, tre stazioni di un percorso esistenziale unico.

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