La scelta di affrontare Le Supplici di Euripide parte, per Serena Sinigaglia, dalla necessità di affrontare un discorso politico, di provare a riflettere sulla strada imboccata dalle democrazie occidentali ai nostri giorni. In questa tragedia si trova infatti un parallelismo potente con la nostra epoca nell’espansione imperialista di Atene che in quegli anni intraprende svariate missioni di pace – come le chiameremmo oggi – in tutto il Peloponneso: Euripide vuole portare l’attenzione sul paradosso di queste guerre che, al di là dell’esito spesso vittorioso, stanno devastando la città e la sua società. Le supplici, le madri dei figli che sono morti a Tebe e che vogliono recuperare i corpi per potergli dare degna sepoltura, incarnano questo paradosso: forzano Atena e Teseo ad avere giustizia tramite una nuova guerra, che genererà quindi nuovo dolore e nuove madri private dei loro figli. Come spiega la regista questo testo “incarna la profonda contraddizione dell’uomo che non riesce a darsi pace” e a questa contraddizione che sembra essere impossibile sradicare dall’essere umano non c’è soluzione. “L’unica risposta che sembra dare il testo – continua Serena Sinigaglia – è quella di Adrasto: si accetta di perdere. Ma è una risposta durissima e, se ci pensiamo, un concetto rivoluzionario perché se si accettasse di perdere semplicemente non ci sarebbe la guerra.”

Condividiamo qui alcune riflessioni che la regista ha condiviso con noi durante le prove svoltesi a giugno 2022 presso il Cinema Teatro Agorà di Cernusco sul Naviglio. Le Supplici debutta il 14 luglio 2022 all’Arena Shakespeare di Fondazione Teatro Due per poi proseguire la sua tournée nei mesi successivi.

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