di Chiara Carlorosi e Marco Vergati
con Marco Vergati
ombre Chiara Carlorosi
produzione Teatro di Carta / Ombre Bianche Teatro
Gli spettatori entrano in un piccolo, candido igloo. La sottile membrana che divide l’interno dall’esterno diventa lo schermo sul quale le luci e le ombre si rincorrono in un fluire liquido, grazie a proiezioni e suoni provenienti dall’esterno. Ad accogliere il pubblico, all’interno della struttura, un personaggio buffo che è alla ricerca del piccolo esserino di cui si prende cura; è costretto ogni volta a inseguirlo, lasciando gli spettatori da soli, immersi però nel flusso delle ombre che, scorrendo, raccontano storie, evocano ricordi, suscitano emozioni. Sphera è un inno al potere evocativo delle immagini e alla loro capacità di legarsi alle nostre emozioni facendole emergere e volare. È anche una parentesi di stupore e meraviglia: la vita che ispira il teatro e il teatro che ispira alla vita. È un incoraggiamento a cercare uno sguardo non superficiale sul quotidiano delle piccole cose e ad avere fiducia nelle forme e nei colori nostro viaggio.
Sphera è uno spettacolo molto intimo e personale che gioca – innanzitutto, ma non solo – con i luoghi, annullandone le separazioni, mescolandoli, confondendoli: quello della rappresentazione, molto ristretto, e quello, sterminato, dell’immaginazione; quello dello spettacolo teatrale strappato al teatro come edificio; quello del reale e quello del fantastico. Tutto avviene con la guida di un narratore che accoglie il piccolo gruppo nell’abbraccio di una tenda-igloo dove cerca/presenta/rincorre il suo amico Gioppi, dispettoso e sfuggente, che cattura da subito l’entusiasmo divertito e scanzonato dei bimbi. La tenda diventa, da lì a poco, palcoscenico e schermo dove vengono proiettati mondi, personaggi, animali, ombre in movimento, colori, animali e oggetti che si avvicinano, si allontanano e che entusiasmano i bambini con il loro effetto ipnotizzante e sognante. È bello osservare come le sensazioni, e le loro esternazioni, si moltiplichino e come gli occhi spesso si cerchino per trovare un contatto, un supporto, un’amplificazione condivisa dall’incrocio degli sguardi. In questo contesto di magica sospensione si inserisce la fiaba di un bambino che si perde nel bosco seguendo una farfalla e si trova a cercare la strada di casa: alcuni protagonisti e oggetti, in un magico crossover tra fantasia e realtà, vengono ricreati con un mini mondo animato e proiettato sulle pareti che ci avvolge in un bellissimo momento di teatro immersivo. Ecco: Sphera è luogo-non luogo: è la nicchia dove a volte ci sentiamo impauriti, sperduti, confusi e dove, abbandonandoci all’ascolto e alla scoperta, possiamo (ri)trovare meraviglia e gioia, libertà, soprattutto dando fiducia al piacere dell’irreale e al potere della fantasia. È il posto delle emozioni, dove all’inizio abbiamo timore di perderci e dal quale, successivamente, non vorremmo mai andarcene. È il luogo-non luogo dove scopriamo il nostro universo interiore e la bellezza del viverlo; è il “fuori dal mondo” e il “dentro noi stessi”, che ci ricorda come i viaggi, tra gli spazi e nelle fantasie, siano sempre più belli e leggeri se cerchiamo lo sguardo di un vicino per condividerli.
Omar Manini




