Gli dica di rispettare i sogni della sua giovinezza quando sarà uomo.
W.Benjamin

Il teatro entra dentro la scuola. Uno spettacolo ideato per essere giocato direttamente nelle aule scolastiche, durante l’orario di lezione, arricchito da un dibattito con gli attori che, al termine della rappresentazione, discutono con gli studenti delle tematiche affrontate dal testo messo in scena. Un’occasione per guardare al teatro da un’altra prospettiva, in un luogo altro. Fondazione Teatro Due allarga l’offerta di classroom play con due nuove produzioni, Prof., cosa vuol dire “essere vivi”? e Nadia, studiate per investigare quella fase complessa e affascinante che per natura tende a mettere tutto in discussione, l’adolescenza.

Cosa significa essere giovani? Quali sono le idee, le aspirazioni, le aspettativi e le delusioni che animano le nuove Generazioni?

Nel considerare tali interrogativi vi è la convinzione di fondo che un’idea possibile di cambiamento dello stato di cose che ci circondano, possa partire e maturare all’interno dell’adolescenza; proprio quell’adolescenza che, se da una parte si configura come motore possibile della società, dall’altra è vista come una cartina tornasole dei tempi liquidi, privi di punti di riferimento e in preda a svariate forme di pessimismi sociali (Neet, Hikikomori, Giovani Sdraiati, Cyber-Bullismo…).

Attraverso la rappresentazione in classe di due spettacoli, Prof., cosa vuol dire “essere vivi”? e Nadia, Fondazione Teatro Due si pone l’obiettivo di trovare innanzitutto una forma teatrale capace di veicolare contenuti riconoscibili dall’universo giovanile – cercando quindi di pensare principalmente ad un teatro rivolto a questa fascia d’età – e soprattutto di intraprendere un percorso di dialogo e relazione con i ragazzi stessi, cercando di snidare e tirar fuori quella forza creativa di cui le nuove generazioni sono capaci a dispetto di un periodo storico che li vede bersagli di un infantilismo generalizzato.

In questa prospettiva i due spettacoli risultano essere due facce della stessa medaglia: da una parte Prof., cosa vuol dire “essere vivi”? prende in esame, attraverso la storia di due giovani ragazzi, i dubbi, le angosce e le paure che circondano l’universo giovanile, in una ricerca, a volte disperata, di una “Bellezza salvifica” all’interno di un contesto storico come il nostro che sembra non offrire risposte né punti di riferimento; dall’altra Nadia sviluppa una pericolosa e quanto mai attuale reazione a questa condizione, ovvero l’attaccamento e l’adesione ideologica a quelle forme estreme di comportamento sociale che sembrano costituire delle possibili e rischiose risposte alle loro mancanze, nello specifico nell’arruolamento in gruppi di terrorismo organizzato, oggi molto spesso esca di giovani ragazzi e ragazze europee.

Il Teatro come specchio della società può e deve parlare direttamente alle nuove generazioni, cercando di veicolare l’importanza della responsabilità individuale e collettiva all’interno della società in cui viviamo. La gioventù può e deve costituirsi come la parte più viva del nostro presente e oggi più che mai questa sembra – forse volutamente? – avvizzita e assuefatta ad un sistema corrotto e sempre più pericolante.

Per info sulle modalità di partecipazione: f.rossi@teatrodue.org – 0521289644

NADIA 

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