GYULA
una piccola storia d’amore

scritto e diretto da Fulvio Pepe

Gyula Ilaria Falini
Signora Eliza Orietta Notari
Bogdan Gianluca Gobbi
Adi Enzo Paci
Messi Alberto Astorri
Yuri Nanni Tormen
Viku Ivan Zerbinati
Nina Alessia Bellotto
Maestro Jani Pietro Bontempo
Tania Laura Cleri
Il governatore Massimiliano Sbarsi

regista assistente Carlo Orlando
spazio scenico Mario Fontanini
luci Pasquale Mari

direttore di scena Chantal Viola
esecuzione luci Davide Sardella
macchinista Maurizio Mangia
fonico Andrea Romanini
realizzazione costumi Simone Jael Hofer, Chiara Teggi

produzione Fondazione Teatro Due

Spazio Grande / Spazio Bignardi

22, 23 gennaio 2016, ore 21.00
24 gennaio 2016, ore 16.00

dal 23, 25 e 27 febbraio 2016, ore 21.00
28 febbraio 2016, ore 16.00

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Gyula è quasi una favola, immersa in un clima immaginifico, povero e puro. In un paese lontano, sospeso nel tempo e nello spazio, vive un ragazzo diverso, amorevolmente cresciuto e protetto da mamma Eliza; il vicinato è raccolto intorno a poche strade, un bar e una vecchia falegnameria. I personaggi di questa storia, divisi fra personalità pragmatiche, terrigne e caratteri eterei, poetici, conducono una vita semplice: Bogdan e Adi sono operai, Messi è capo cantiere, Yury fa il tranviere, Viku il barista, Nina l’ubriacona, il Maestro Jani è un violinista con l’artrite alle mani, sposato con Tania… Complici una serie di prodigiose coincidenze, Gyula, personaggio di lacerante purezza e di tenera ingenuità, riuscirà a incidere la grevità della realtà che lo circonda, divenendo l’artefice di un piccolo, grande miracolo che convincerà tutti che è possibile librarsi in alto e credere che esista sempre un’altra possibilità. Con questi elementi, Fulvio Pepe mette in scena le piccolissime avventure della vita quotidiana di una comunità: le speranze, i timori, le gioie, persino l’amore si raccolgono in una storia popolare, nel senso più alto del termine, in una favola minima e poetica che riesce a parlare agli spettatori, rivelando in pochi tratti un intero universo. Protagonista assoluta di questo vivace racconto corale è la piccola storia d’amore del sottotitolo, quella fra la madre e il figlio disabile, ma anche quella fra l’autore del testo e la musica, elemento che attraversa la narrazione e permea di sé lo spettacolo.

C’è qualcosa nella musica che mi ricorda l’amore materno: la musica mi spoglia e fa emergere strati nascosti di me, mi rende spudorato. Ecco, credo che la spudoratezza sia la manifestazione dell’amore verso la verità, e non c’è niente di più vero dell’amore di una madre per il figlio. Gyula richiama la struttura narrativa di una favola, una sorta di grammatica infantile che trova il suo culmine in un lieto fine nato quasi involontariamente. Nella scrittura sono stato guidato dalla volontà di scrivere belle parti, gustose e croccanti da recitare per attori di cui conoscevo già le caratteristiche e con cui desideravo lavorare. Lo spazio di Teatro Due è stato l’alveo naturale di un processo di creazione che mi ha portato a constatare come un’opera dell’ingegno diventi naturalmente patrimonio di tutti: essermi trovato a scrivere e dirigere uno spettacolo, da attore quale sono, mi ha fatto acquisire un cambio di prospettiva, rendendomi conto che il testo appartiene tanto di meno all’autore quanto più appartiene agli attori in scena. Da regista, è stato proprio questo il primo miracolo di Gyula: avermi proiettato verso una dimensione più matura del mio lavoro.

Fulvio Pepe

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