Una delle cose più belle che il teatro mi ha regalato è stato incontrare Gigi Dall’Aglio. Ogni minuto che ho passato con lui, a Parma e Madrid, è stato un dono che devo alla nostra arte e alla vita. Vorrei che ci fossimo incontrati prima. Vorrei poter camminare con lui domani per Piazza Garibaldi o per il Parque del Retiro.

     Mi considero molto fortunato che un regista così saggio come lui abbia notato i miei testi. Ho subito capito che le sue letture erano molto profonde e fantasiose; che Gigi ha saputo leggere nelle mie opere cose che non avevo scritto.

     Gigi Dall’Aglio aveva in testa la storia del teatro e conosceva tutti i segreti di quest’arte, che amava profondamente. Era un maestro di teatro. Era anche un uomo che amava la vita e che te la faceva amare. Ricordo ora tante storie divertenti che mi raccontava, che sicuramente avete sentito anche voi – magari in versioni diverse, e accompagnate da gesti diversi, dal momento che in lui erano sempre presenti l’attore e il narratore. Storie sulla scoperta della sua vocazione, sui festival teatrali universitari internazionali alla cui organizzazione partecipò nei febbrili anni ‘60, sulla nascita del Teatro Due, sulle sue avventure sceniche, e non, in Iran, sulle sue esperienze di insegnante – alcune delle quali abbiamo avuto la fortuna di condividere a Madrid non molto tempo fa … anche sui progetti che aveva in mente e in pista. Perché Gigi se ne è andato pieno di idee. Se ne è andato giovane.

     Gli devo, oltre ad altre avventure che mi ha fatto sognare, di aver diretto tre spettacoli in cui ha trasformato la mia modesta scrittura in un’occasione di profonda esperienza poetica.

     Uno era Teatro para minutos, con il quale ha occupato vari spazi del Teatro Due a partire da alcuni miei pezzi più piccoli, che ha reso grandi.

     Un altro era Hamelin, nel quale mi ha fatto il regalo di vederlo incarnare uno dei miei personaggi.

     E, naturalmente, gli devo una delle messeinscena più belle che ho potuto godere nella mia carriera di drammaturgo, quella di Himmelweg, che ci convoca oggi. Una messa in scena profondamente morale, paradossalmente bella, intempestiva e stimolante, che questo pomeriggio ci dà la possibilità di rincontrare l’arte del grande Gigi Dall’Aglio.

 

Juan Mayorga
27.01.2021

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