LA LOCANDIERA

di Carlo Goldoni

Il cavaliere di Ripafratta – Emanuele Vezzoli

Il Marchese di Forlipopoli – Massimiliano Sbarsi

Il Conte d’Albafiorita – Nanni Tormen

Mirandolina, locandiera – Paola De Crescenzo

Comiche: Ortensia– Laura Cleri
                   e Dejanira – Cristina Cattellani

Fabrizio, cameriere della locanda – Luca Nucera

Servitore del Cavaliere – Massimiliano Sozzi

Servitore del Conte – Luca Giombi
 

costumi e spazio scenico Gianluca Falaschi

luci Claudio Coloretti

regia Walter Le Moli


produzione
Fondazione Teatro Due

Spazio Grande
16 dicembre 2017 ore 20.30
17 dicembre 2017 ore 16.00

Credevamo di sapere tutto sulla Locandiera dopo le molteplici edizioni che si sono succedute ad opera dei maggiori registi italiani, ma sbagliavamo. Perché lo spettacolo varato da Walter Le Moli ci spalanca uno studio sul momento storico che ne ha visto la comparsa finora ignorata da qualsiasi teatrante. A cominciare dalla scenografia che rappresenta un mondo chiuso alla speculazione di chi vuole cambiarlo. Tanto che l’avvicendarsi del popolo e aristocrazia sembra consumarsi nel continuo sommarsi di addendi che solo in apparenza appaiono motivati dalla sequenza del racconto. Con una strepitosa Mirandolina di irresistibile coerenza che come un Divin Marchese in gonnella ha compreso l’immutabilità dei ruoli e delle classi sociali. Un perfetto apologo di sapore brechtiano vivificato dalla spregiudicata intelligenza della regia che illumina questo capolavoro. Grazie anche alla perfezione del cast.                                                                                                                   

Enrico Groppali

 

Un vortice di dialoghi, monologhi, riflessioni e azioni sceniche precise, profonde e dirette. Un “classico”, dunque, del Teatro, che rischia sempre di mettere in difficoltà attori e compagnie, ma che, in tale occasione, è emerso in una chiave tanto diretta quanto inedita. Un Goldoni che ha saputo parlare a ogni spettatore– dai più giovani ai più preparati– proprio perché, spogliato da ogni moina e artificiosità di cui di solito è arbitrariamente arricchito, è divenuto azione e ironia universale, potente e ben costruita in ogni dettaglio. In un dinamico susseguirsi di “quadri”, la commedia goldoniana del Teatro Due ci coinvolge con risate che sanno far riflettere, che sanno comunicarci tutto: la scenografia mobile di Gianluca Falaschi disegna spazi nuovi e inventa inedite prospettive, aiutando i personaggi a scrutarci da punti differenti, assolutamente interessanti. Gli interpreti, infatti, sanno parlarci da dietro alle spalle, ammiccando a noi che li stiamo seguendo, coinvolgendoci nelle loro riflessioni, nei nuovi progetti da attuare: “La Locandiera” di Goldoni è viva, vera, carnale. Niente è lasciato alla trascuratezza: dalle entrate a sorpresa ai costumi fino a quella profonda riflessione sui “caratteri” da commedia, introdotta da Ortensia e Deianira, le “attrici” ben accolte (non a caso) da Mirandolina. Tutti gli interpreti sono sempre vivi e dinamicamente comunicativi: sembra di essere davanti a un grande coro che sa raccontare le differenze, ma che, in fondo, è compatto, generoso, tecnicamente abilissimo Una “Locandiera”, dunque, tanto fedele quanto universale, tanto leggera quanto ricca di spunti di riflessione sulla libertà, la crisi, l’“utile” e – come direbbe Manzoni– anche il “dilettevole”. Un grande esempio di teatro nel teatro accessibile a tutti, per niente chiuso agli addetti ai lavori.

Clizia Riva, Concretamente Sassuolo

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